In una serata di grande bellezza, al Teatro San Carlo va in scena il balletto Sogno di una notte di mezza estate
Le musiche sono di Felix Mendelssohn-Bartholdy mentre il plot è tratto dalla commedia omonima scritta da William Shakespeare. Musica e danza si fondono in una medesima entità dando origine ad uno spettacolo che coinvolge e cattura interesse e attenzione del numeroso pubblico che occupa ogni angolo del teatro.
A dirigere l’Orchestra napoletana il Maestro Philippe Béran, la coreografia è di Paul Chalmer.
La produzione è del Teatro San Carlo, i costumi (originali del Teatro dell’Opera di Roma), sono curati da Elena Mannini, luci di Nunzio Perrella. La scenografia di Pasqualino Marino è ambientata in un bosco. In fondo, due rampe di scale conducono in direzione di un lungo terrazzino circondato da colonne e archi a tutto sesto: si è ad Atene.
In scena il cast principale. Questo balletto consente agli interpreti, diretti da Renato Zanella, di mettere in luce spiccate qualità tecniche, ma anche interpretative.
Superba la prestazione di un applauditissimo Salvatore Manzo (Puck), étoile del San Carlo, nel ruolo del folletto pasticcione che strappa sorrisi e risate ai presenti. Tra i protagonisti c’è il Bottom di Emanuele Torre, che si accompagna a cinque sciagurati comici artigiani ateniesi che provano a mettere su un dramma da rappresentare in occasione delle nozze di Teseo ed Ippolita, Duca d’Atene e Duchessa. L’opprimente maschera di asino che gli copre il volto non lo limita nei movimenti, ma sembra esaltarlo e motivarlo ulteriormente, soprattutto in occasione del passo di danza insieme a Titania, che conclude il primo atto.
Le étoiles Alessandro Staiano e Anna Chiara Amirante portano in vita Oberon e Titania, Re e Regina delle Fate. Nei passi a due emerge la complicità e l’eleganza che scaturisce da movimenti in perfetta sincronia con quanto raccontato dalla musica.
Luisa Ieluzzi e Stanislao Capissi (Ermia e Lisandro), Candida Sorrentino e Raffaele Vasto (Elena e Demetrio), incantano con una recitazione basata sull’adozione di una sapiente mimica che consente allo spettatore di cogliere i punti chiave della vicenda. Teseo ed Ippolita vengono impersonati da Daniele Di Donato e Martina Affaticato. Calati nei ruoli, mostrano un contegno eminente mentre si esibiscono negli assoli e, finalmente congiunti, nel passo a due.
Danilo Notaro, étoile, presenta infine con successo un esuberante e scatenato Mercurio. Tanti altri ballerini si affollano sul palco, una menzione la meritano sicuramente i dodici bambini, sei maschi e sei femmine, nelle vesti di folletti, farfalle, fatine e fate, che hanno colorato di vivacità la recita.
Le musiche di Mendelssohn generano un’atmosfera magica e ben si adattano ad una storia di fantasia che mostra quali conseguenze possono scaturire dagli incantesimi.
La Ouverture iniziale op. 21 (che l’autore compose quand’era ancora adolescente ed è stata poi inclusa come brano di apertura del “Sogno” op. 61), aiuta subito ad immergersi nella narrazione, grazie soprattutto al moto frenetico degli archi che simboleggia la presenza di irrequiete creature nel bosco. Lo Scherzo (suonato da archi e legni), con la sua vivacità e brillantezza conferma quanto emerge ascoltando la Ouverture. Momenti pacati si alternano ad altri apparentemente più esplosivi: quanto accade nel bosco può anche risultare inquietante e spaventoso! Assai piacevole l’esecuzione del Lied per due voci femminili, coro e orchestra. La ninna nanna che le fate sussurrano alla Regina Titania per farla addormentare, con quel “so good night, with lullaby” ripetuto diverse volte sul finir del brano, è un “tormentone” che entra nella testa degli ascoltatori.
Ad eseguirlo, fuori scena, Juliette Di Bello (soprano) e Gabriela Korzystka (mezzosoprano). Le due giovani artiste, tra l’altro, si erano mostrate al pubblico nella “Sala degli specchi” del Teatro San Carlo, mezz’ora prima dell’inizio, intonando il Lied accompagnate al pianoforte.
Da segnalare anche il Notturno, dolce e rilassante melodia affidata ai legni e al corno francese, suonata durante un istante di tranquillità, con i personaggi vinti dal sonno. Si arriva quindi al pezzo più importante dell’intera composizione, conosciuto in tutto il mondo: la Marcia Nuziale. L’Orchestra canta spavalda e trionfante mentre si celebrano i matrimoni di tre coppie: Ippolita e Teseo, Ermia e Lisandro, Elena e Demetrio. Il palco è pieno di gente in festa: c’è amore, giovinezza, spensieratezza, gioia. A chiudere infine è il simpatico Finale, con Di Bello, Korzystka e il coro, sempre fuori scena, che dolcemente salutano: “è il momento di andar via a passo di danza. Ci si ritroverà tutti all’alba”.