Sul podio Michele Mariotti
Il Teatro La Fenice di Venezia ha saputo istituire la tradizione di inaugurare il nuovo anno con un concerto di musica sinfonica e di arie d’opera.
L’edizione 2026 si è caratterizzata per una scelta calibrata del programma, dedicato esclusivamente all’opera italiana del primo e del secondo Ottocento. Oltre al concerto coincidente con la diretta televisiva del primo gennaio, il teatro ha offerto altre tre date, tecnicamente non possono essere chiamate repliche perché precedono appunto quella dal primo gennaio, che di fatto è l’ultima replica.
La prima esecuzione di lunedì 29 dicembre ha fatto emergere le doti dell’orchestra e del direttore Michele Mariotti.
Interessante la prima parte del programma, esclusivamente sinfonica, che ha spaziato tra brani notissimi (le sinfonie della Norma e del Don Pasquale), altri noti, l’altra sinfonia, quella dei Vespri Siciliani, a piacevoli riscoperte, tra cui ha certamente spiccato la sinfonia della Semiramide di Rossini, eseguita con precisione dall’orchestra e diretta senza indulgere nell’accelerazione. Sempre altissimo il livello dell’esecuzione della tregenda de Le Villi e dell’intermezzo del Guglielmo Ratcliff di Mascagni.
Nella seconda parte, alla qualità dell’orchestra e del direttore, evidente nell’Intermezzo della Cavalleria Rusticana si è aggiunta la qualità del coro, con cui è stata eseguita Feste! Pane! Feste! de La Gioconda e, dopo l’intervento dei cantanti solisti, un Coro a bocca chiusa della Madama Butterfly elegante e suggestivo.
L’impeccabile vocalità del soprano Rosa Feola ha ulteriormente impreziosito il concerto, con Sombre foret del Guglielmo Tell di Rossini, cui si è aggiunto nel finale un’emozionante Casta diva. Il tenore Jonathan Tetelman, molto a suo agio nei duetti, anche come presenza scenica, ha sofferto un po’ nel Nessun dorma, più a suo agio in Cielo e mar della Gioconda. Finale con il Va pensiero e col brindisi della Traviata, tra l’entusiasmo del pubblico, anch’esso in crescendo durante tutto il concerto.
Una punta di rammarico per il mancato bis, compensato da un programma coerente, eseguito quasi sempre magistralmente.