Recensioni - Cultura e musica

Verona: Due fuoriclasse della tastiera per un doppio Šhostakóvič

Al Settembre dell’Accademia Martha Argerich e Yuja Wang nel primo e nel secondo concerto per pianoforte e orchestra.

Dopo un anno di pausa forzata causa pandemia, il Settembre dell’Accademia è tornato proponendo, come di consueto un programma in cui spiccano orchestre prestigiose accompagnate dai più grandi solisti a livello internazionale ed all’interno del quale si possono individuare alcuni percorsi che idealmente collegano tra loro le singole serate.
Il cartellone di quest’anno, che coincide con il trentennale della rassegna, ha messo in secondo piano il grande sinfonismo mitteleuropeo a vantaggio dei compositori di area slavo-baltica, offrendo sin dall’inizio interessanti confronti. Se il secondo ed il terzo concerto hanno infatti permesso di ascoltare due tra le più importanti formazioni russe, ovvero la National Philharmonic Orchestra of Russia e l’Orchestra del Teatro Mariinskij, il quarto ed il quinto hanno visto protagoniste due signore del pianismo internazionale quali Martha Argerich e Yuja Wang impegnate rispettivamente nel primo e nel secondo concerto per pianoforte e orchestra di Dmitrij Šhostakóvič.

Caratterizzato da un organico abbastanza singolare, il primo concerto vede dialogare tra loro il pianoforte, una tromba solista e l’orchestra costituita da soli archi in una composizione dal tono scherzoso che sfrutta sia temi classici che della tradizione russa, senza mai cadere nel citazionismo e senza perdere di omogeneità. L’esibizione veronese ha visto al fianco della Argerich il fuoriclasse della tromba Sergei Nakariakov e la Manchester Camerata diretta da Gábor Takács-Nagy, tutti protagonisti di un’esecuzione maiuscola. La Argerich letteralmente scolpisce le note sulla tastiera, in virtù del suo tocco rapinoso, cui si contrappone il morbido e profondissimo suono che scaturisce dalla tromba di Nakariakov, in una perfetta intesa che letteralmente trascina con sé l’intera orchestra. Ad un primo movimento in cui traspare maggiormente il tono scanzonato è seguito il malinconico valzer per passare quindi al moderato ed al travolgente allegro con brio, bissato su insistenza di un pubblico entusiasta.

Ad un’esecuzione che potremmo definire dionisiaca si è contrapposto l’apollineo secondo concerto eseguito quattro giorni dopo dalla cinese Yuja Wang e dalla Mahler Chamber Orchestra, caratterizzato da un’orchestra dal suono magnifico, frutto di un equilibrio perfetto tra le parti -il secondo movimento è stato un piccolo capolavoro- e lo strumento solista. La Wang però, a differenza della Argerich che si era totalmente immedesimata nella partitura, pur sfoggiando un tocco straordinario, è sembrata restare un passo al di qua, facendola sua ma non immergendovisi emotivamente fino in fondo. Una scelta interpretativa sicuramente differente ma non per questo meno interessante.
Discorso analogo anche per l’altro brano eseguito nella prima parte della serata ovvero il concerto BWV 1056 di Johann Sebastian Bach in cui la tastiera ha dominato sull’orchestra, soprattutto nel primo e terzo movimento, mentre nel secondo è forse mancata la vena più squisitamente lirica.

I rispettivi programmi vedevano impegnate le due orchestre anche in brani cameristici. La Manchester Camerata ha aperto con l’Introduzione e Allegro per quartetto d’archi e orchestra op. 47 di Edward Elgar, di cui ha esaltato la complessa struttura polifonica, per proseguire con le Danze popolari rumene di Béla Bartók, omaggio alle origini magiare del direttore d’orchestra, per concludere con un’esecuzione della Serenata per archi di do maggiore di Pëtr Il’ič Čajkovskij in cui la scelta delle dinamiche è parsa a tratti generica, non riuscendo a toccare fino in fondo il cuore dell’anima russa.
Decisamente più interessanti gli ascolti offerti dalla Mahler Chamber Orchestra guidata dal violinista Matthew Truscott, che dopo una spigliata e luminosa Sinfonia n. 31 “Hornsignal” di Franz Joseph Haydn -da applausi i corni- ha proseguito all’insegna della musica russa con un Ottetto per strumenti a fiato di Igor Stravinskij eseguito in modo impeccabile.

19/23 settembre 2021