Coerente e riuscita messa in scena di Noi gli Eroi a cura della Piccola Compagnia della Magnolia
Al Teatro Mina Mezzadri di Brescia, nell’ambito della rassegna contemporanea “Nello Spazio e nel Tempo”, curata dal Centro Teatrale Bresciano, arriva la messa in scena di un testo inedito in Italia del drammaturgo francese Jean Luc Lagarce: “Noi gli Eroi” (Nous, les héros).
Poco conosciuto in Italia, Jean Luc Lagarce è messo in scena con relativa frequenza in Francia. Il drammaturgo, morto prematuramente di Aids nel 1993, mette in scena in questa pièce, ambientata nell’Europa centrale all’inizio del ventesimo secolo, una storia quasi autobiografica. Il pezzo fu infatti scritto a latere di una tournée che la compagnia di Lagarce, il Théâtre de la Roulotte, aveva intrapreso portando sulle scene Il Malato Immaginario di Moliere. Lagarce, che era anche il regista, sperava di poter rappresentare il suo nuovo lavoro sfruttando il successo di questo grande classico del teatro francese.
La pièce infatti mette in scena una compagnia girovaga di attori che si ritrova nel retropalco di un teatro di provincia dopo la fine di una replica del Malato Immaginario. Si tratta della classica compagnia di giro familiare, come le conosciamo dalla commedia dell’arte. Formazioni girovaghe che sono praticamente rimaste immutate dal cinquecento fino alla prima metà del ventesimo secolo. La storia è amara e disincantata e mostra attori tristi e solitari, economicamente allo sbando, unicamente concentrati sulla sopravvivenza spicciola a discapito della loro missione artistica. La figlia del capocomico è destinata a sposare il primo attore e a portare avanti la baracca di famiglia, il figlio di contro decide di andarsene, abbandona il mondo della tradizione per cercare fortuna a Berlino. Il giorno dopo il teatro viaggiante si sposterà, ricomincia la routine vagabonda delle repliche con poco pubblico e in sale fatiscenti.
Quella di Lagarce è una riflessione amara sul teatro e sul mestiere dell’attore. Qua e là sembra pescare nei grandi stilemi letterari del genere: riconosciamo reminiscenze goethiane (Wilhelm Meister), ma anche rimandi a Paul Scarron (Romanzo Comico), oppure alla mitica storia degli attori girovaghi del Capitan Fracassa di Theophile Gautier. Manca però in Lagarce, d’altra parte siamo ormai agli inizi del novecento, la parte farsesca e avventurosa: si percepisce che il teatro sta cambiando, ha intrapreso la sua parabola discendente e presto diventerà un’altra cosa e le famiglie dell’arte saranno inesorabilmente destinate a scomparire. La pièce è costruita con perizia e sviluppa bene una drammaturgia di dialogo serrato e intenso.
La Piccola Compagnia della Magnolia, diretta da Giorgia Cerruti, si conferma una compagine solida e preparata. Il testo è adattato alle esigenze dell’ensemble con qualche personaggio in meno fra cui il vecchio nonno, patriarca della compagnia, e la seconda figlia della coppia di capocomici. La messa in scena è rigorosa e lineare, con poche concessioni a qualche effetto straniante, sostanzialmente ancorata sulla parola, che gli attori portano con perizia e abilità comunicativa. Certo la pièce risulta a tratti autoreferenziale e per così dire “da addetti ai lavori”, ma questo è frutto e peccato originale dell’autore stesso.
Due ore di spettacolo portate a casa senza un cedimento e senza annoiare dai bravi e affiatati attori: Francesco Pennacchia, Anna Gualdo, Luca Serra Busnengo, Letizia Russo, Fabrizio Costella e la stessa Giorgia Cerruti.
Il pubblico riempiva circa metà sala del piccolo teatro Mina Mezzadri, ma il plauso finale è stato convinto e ripetuto.
Raffaello Malesci (Sabato 21 Marzo 2026)