Recensioni - Teatro

A Innsbruck la giustizia secondo Albert Camus incontra i dilemmi etici della nostra contemporaneità

Splendida messa in scena de I Giusti dello scrittore francese

Albert Camus scrive la sua opera teatrale “I Giusti” nel 1949, dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, affrontando il tema della violenza politica e del terrorismo. Lo fa andando a pescare una storia apparentemente lontana: quella dell’attentato del 1905 compiuto in Russia a danno del Granduca Sergio, rappresentante del dispotismo zarista.

Camus, basandosi sul libro di Boris Savinkov, “Souvenirs d'un terroriste”, ne ricava una pièce intrigante e piena di tensione, fatta di quadri rapidi e veloci che si susseguono. Si tratta di teatro di parola, a tratti di teatro filosofico: il progetto dell’attentato viene approfonditamente discusso dai terroristi nei suoi risvolti etici e morali. Il primo tentativo fallisce in quanto il protagonista non se la sente di uccidere anche i nipoti dell’arciduca, che si trovavano per caso accanto allo zio nella carrozza destinata ad essere colpita dalla bomba.

Ne nasce un’altra tesa e dilaniante discussione morale fra i membri della cellula terroristica. Il secondo attentato ha infine successo, nonostante la defezione di alcuni membri del gruppo, e la pièce si conclude con un dialogo intenso e serrato fra l’assassino, Ivan Kaljajew, e la vedova del granduca, che tenta di redimere il reo in virtù della sua profonda fede religiosa. Il protagonista rifiuta la grazia e si avvia al patibolo, mentre Dora, sua compagna di vita e di fede politica, conclude il dramma sognando il prossimo attentato per poter poi seguire l’amato al supplizio.

A Innsbruck Anne Mulleners cura la regia e i video dello spettacolo. Al suo fianco Vibeke Andersen, scene; Chani Lehmann, costumi; Lukas Bamesreiter, musiche e Sonja Honold come drammaturga.

La regista e il suo team creativo non si limitano a mettere in scena la pièce di Camus, ma la integrano con testi propri e con una sorta di performance nel foyer prima dello spettacolo e durante l’intervallo. Il ragionamento è semplice quanto azzeccato: se la storia raccontata da Camus rischia di suonare datata, ambientata com’è nella Russia zarista, noi la attualizziamo confrontandola con il controverso attentato compiuto negli Stati Uniti da Luigi Mangione, accusato di aver ucciso nel 2024 Brian Thompson, amministratore delegato del colosso delle assicurazioni mediche UnitedHealthcare.

Così il protagonista della pièce, il bravo Tommy Fischnaller-Wachtler, si sdoppia e si riflette come in uno specchio nei due personaggi: appare nel foyer come Luigi Mangione e si ritrova nella pièce come Ivan Kaljajew, creando un corto circuito azzeccato e pregnante fra la storia e la nostra contemporaneità.

Di colpo i temi trattati da Camus possono essere confrontati con le istanze della ribellione contemporanea, l’opportunità e l’eticità dell’uso della violenza come mezzo politico non rimane un fatto storico, ma diventa una bruciante discussione sul nostro mondo, in un modo o nell’altro intriso di attentati e rivendicazioni politiche esercitate tramite la violenza e il terrorismo.

Il primo atto scorre veloce e serrato. Anne Mulleners organizza una regia accurata, di grande ritmo narrativo, tesa e coinvolgente. Nel secondo atto la storia si mescola maggiormente con quella di Luigi Mangione e spesso i personaggi sembrano coincidere. Ci sono anche ampi spazi lasciati all’ironia, come il sapido dialogo fra i tre boia e il condannato a morte. La morte del condannato è mostrata in scena nel finale, come una moderna esecuzione tramite iniezione letale. Si tratta del superlativo finale di uno spettacolo splendido, senza un cedimento narrativo, magistralmente recitato, di grande carica emotiva e sostanziosa riflessione intellettuale.

Inarrivabile l’ensemble in cui spicca il già citato Tommy Fischnaller-Wachtler, interprete ormai completo e maturo, ottimamente affiancato dalla Dora Dulebow di Daniela Bjelobradić. Christoph Kail è uno Stepan Fjordorow cinico e disincantato. Il capo della banda Alexej Woinow è incarnato con umanità e sentimento da Patrick Ljuboja. Completano il cast Petra Alexandra Pippan (Granduchessa) e Stefan Riedl (Boris Annenkow).

Teatro esaurito con molti e meritati applausi nel finale.

Raffaello Malesci (Domenica 31 Maggio 2026)