Recensioni - Teatro

A Rovereto il nuovo spettacolo targato Rezza Mastrella

Tecniche teatrali antiche riproposte nello stile dello storico gruppo di ricerca

Per la Stagione di teatro contemporaneo e di ricerca organizzata dal Centro Santa Chiara in Trentino, all’Auditorium Melotti di Rovereto, imponente struttura inserita all’interno del museo MART, arriva Metadietro, l’ultimo spettacolo firmato dal duo Flavia Mastrella e Antonio Rezza.

Si tratta di un percorso in solitaria condotto magistralmente in scena da Antonio Rezza, accompagnato da voci registrate e dalla presenza di Daniele Cavoli a fargli da spalla. L’attore è un fiume in piena in uno spettacolo che racconta un viaggio improbabile da una nave in procinto di fare naufragio fino ad una immaginaria parabola scenica fra gli astri del sistema solare. Il tutto è ovviamente un pretesto per parlare al contemporaneo, fra paradossi, gag, tormentoni e pantomime. La comicità la fa da padrone, si strizza l’occhio al teatro dell’assurdo, si accenna al contemporaneo senza però mai pontificare, stimolando in modo caustico il pubblico, ma lasciando poi a quest’ultimo il ragionamento. Precisa e ponderata la drammaturgia, inarrivabile la ricerca linguistica.

Lo spettacolo è una sorta di cabaret contemporaneo realizzato principalmente con le antiche e immortali tecniche del teatro, in primis pescando nell’infinto repertorio di lazzi della commedia dell’arte. Perciò abbiamo il teatro fisico, fatto di movimenti e pantomime; abbiamo il ricorso all’uso del grammelot; abbiamo il gusto quasi eccessivo per l’arte del tormentone, ovvero l’ossessiva ripetizione di parole e fonemi che sono garanzia di ilarità per il pubblico; fino a terminare con le gag più classiche, quasi circensi, come il coinvolgimento degli spettatori e il rubare qualche oggetto dal pubblico per restituirlo solo nel finale.

Antonio Rezza, dall’alto di quasi quarant’anni di carriera, possiede il mestiere in modo magistrale e convince sia vocalmente che tecnicamente. Si ride molto e di gusto, non mancano spunti di riflessione e qualche provocazione, invero abbastanza all’acqua di rose. Lo spettacolo funziona nel suo insieme, anche se la vanità dell’attore prende a tratti il sopravvento allungando troppo il brodo. Infatti nel finale si nota una certa stanchezza per un atto unico che invece dei previsti cento minuti sfiora le due ore. Non aiutano certo poi i dieci minuti di ritardo con cui lo stesso è iniziato.

Teatro quasi pieno. Il pubblico, composto prevalentemente da fedelissimi del genere, ha applaudito con convinzione.

Raffaello Malesci (Sabato 7 Febbraio 2026)