Recensioni - Teatro

A Verona Lella Costa racconta Otello

L’attrice ha ricevuto il premio Renato Simoni

L’Estate Teatrale Veronese celebra la fedeltà al teatro di prosa con la sessantottesima edizione del Premio Renato Simoni, che quest’anno viene assegnato a Lella Costa in una fin troppo sobria cerimonia al Teatro Romano, prima dello spettacolo da lei stessa interpretato: “Otello, di precise parole si vive”.

Fabrizio Arcuri, nuovo direttore di Verona Teatro, insieme all’assessore alla cultura e alla vicesindaca del comune di Verona, consegna il premio in una cerimonia da una parte troppo in sordina, curiosa la scelta di non posizionarsi sul palco, dall’altra fin troppo formale. Ci pensa Lella Costa a portare un po’ di ironia, ringraziando e compiacendosi di non aver ricevuto il premio “postumo”.

I premi sono a loro modo difficili da consegnare e da ricevere: Rossella Falck nel 2008 ringraziò e si riaccomodò in platea, ma appena scesero le luci preferì non sorbirsi l’Amleto con Preziosi, Branciaroli e Orlando, defilandosi in silenzio. Uno dei migliori fu il grande Paolo Poli nel 2007, che ringraziò brevemente e recitò, a memoria, una divertente e caustica filastrocca di Heinrich Hoffmann. Questa raccontava di due gattini Minz e Maunz - tedeschi come il Papa sottolineò -, che assistono cinici ai giochi proibiti della discola Paolinetta, morta bruciata per aver giocato con i fiammiferi. Insomma, quando si tratta di dare o ricevere targhe, premi, medaglie o pergamene un poco di ironia salva sempre.

La serata prosegue con un monologo affidato alla stessa Lella Costa, che ripropone un grande classico del suo repertorio: “Otello, di precise parole si vive”. Lo spettacolo ha ormai venticinque anni di carriera sulle spalle. La regia è di Gabriele Vacis.

L’attrice ha fatto dei monologhi la sua cifra stilistica e si conferma un cavallo di razza, in uno spettacolo che ormai ha distillato a fondo e che affronta in scioltezza, forte di una tecnica vocale sopraffina e cangiante. La regia è ottima e aiuta l’interprete con cambi frequenti, che rendono lo spettacolo vario e piacevole.

Lella Costa racconta Otello e lo fa a suo modo, insieme a Vacis è infatti anche autrice della drammaturgia. Si dilunga nella parte inziale, che le permette di infilare una bella sequenza di caratteri: dal vecchio doge, alle comari veneziane, fino a quel toscanaccio di Cassio. Qui lo spettacolo è leggero, ha i tratti dell’intrigo d’amore, occhieggia al gossip da soap opera, con opportuni e divertenti riferimenti alla stretta attualità.

Nella seconda parte prevale la figura di Jago, che però è più raccontata che interpretata. Otello e Desdemona rimangono quasi sullo sfondo, burattini di una tragedia orchestrata da altri. Nulla di soverchiamente originale, ma i riferimenti drammaturgici sono interessanti, – su tutti i diversi ritmi imposti da Shakespeare ai personaggi di Jago e Otello –, i racconti gustosi, l’attrice magnetica. Certo i venticinque anni di vita dello spettacolo si vedono tutti. Un grande classico, un memento inesorabile e bellissimo sul tempo che passa.

Il pubblico, abbastanza scarso, tributa applausi calorosi nel finale.

Raffaello Malesci (Venerdì 3 Luglio 2026)