Bella prova scenica per Graziano Piazza e Guia Jelo
Arriva anche al Teatro Sociale di Brescia, dopo l’anteprima della scorsa estate al Teatro Romano di Verona e il debutto a Catania a novembre, “La Tempesta” di William Shakespeare diretta dal regista argentino naturalizzato francese Alfredo Arias.
L’ispirazione registica è prevalentemente letteraria e parte dal labirinto citato nel testo shakespeariano, che si rispecchia anche nella bella ma ingombrante scenografia curata Giovanni Licheri e Alida Cappellini. Questa rappresenta appunto un regolare labirinto quadrato fatto di mura a secco, in cui gli attori si inoltrano e ne escono per lo più in ordinate file indiane. I costumi, a cura di Daniele Gelsi, sono eclettici e spaziano dalla sobria neutralità di Prospero, che all’inizio dello spettacolo rinuncia palesemente al suo costume da duca che scompare verso l’alto, passando dai costumi cinquecenteschi per gli innamorati e arrivando a sprazzi di ottocento per la corte del Re di Napoli, che sembra invero un’accolita di carbonari mazziniani.
Il regista fa iniziare la narrazione dalla fine, ovvero dal momento in cui prospero si rivela al Re di Napoli. Solo dopo si ritorna all’inizio e arriva la Tempesta, che però altro non è che un innocuo gioco di ombre. Da qui si procede seguendo il testo shakespeariano, ma con ampi tagli, per cui lo spettacolo è ridotto ad un atto unico di 1 ora e quaranta minuti.
In realtà si tratta di una “Tempesta” con poche onde e molta bonaccia quella di Arias. Il fuoco drammaturgico è sulla parte riflessiva del testo, in una lettura prettamente novecentesca e tardo-romantica. La parte dei comici è fortemente penalizzata, mentre il masque del IV atto è totalmente espunto. In realtà La Tempesta essendo del 1610/1611 occhieggiava già al nascente teatro barocco zeppo di musiche, balli ed effetti scenici. Shakespeare, attento alle mode e ai desideri del pubblico, confeziona una storia zeppa di varietà ed effetti speciali: dalla tempesta del primo atto fino alla lunga mascherata con ballo del IV atto. Niente di tutto questo troviamo nella Tempesta proposta dal Teatro Stabile di Catania, ma una lettura introspettiva, piscologica con accenti psicanalitici, come andava di moda nel corso del novecento
Alla prova del palco tuttavia, lo spettacolo di Arias pare eccessivamente tagliato, tanto da inficiarne la comprensione della trama. La scelta drammaturgica concentra poi tutto sul rapporto fra Ariel e Prospero, relegando le altre trame secondarie ad episodi a volte appena accennati, che risultano scollati e abborracciati. Il ritmo blando e la recitazione riflessiva fanno il resto. L’insieme risulta perciò confuso e ripetitivo; il labirinto, che regala all’inizio un bel colpo d’occhio, si rivela essere alla lunga statico e ingombrante. La recitazione non sempre è convincente, prevale il sussurro, l’accento flautato, il controllo fisico, tutte cose che cozzano palesemente con la drammaturgia. I comici, pur volenterosi, non riescono che a strappare pochi sorrisi nonostante i costumi smargiassi e improbabili. Calibano non ha la forza e la ferinità richiesta dalla parte.
Nel cast primeggia il Prospero di Graziano Piazza, che si conferma attore di prima grandezza, capace di portare la parola shakespeariana con convinzione anche relegato nel ruolo di una sorta di riflessivo demiurgo a metà fra lo psicologo che ascolta i problemi degli altri e un anziano insegnante di yoga, bardato in una coreana nera di assoluta tristezza. Al suo fianco Guia Jelo è magnetica nel portare in scena il proprio essere e il proprio vissuto personale con dolente e conturbante svagatezza.
Penalizzato da una drammaturgia ingrata il resto del cast, che convince a fasi alterne: Federico Fiorenza, Fabrizio Indagati, Franco Mirabella, Marcello Montalto, Luigi Nicotra, Lorenzo Parrotto, Alessandro Romano, Rita Fuoco Salonia, Rosaria Salvatico.
Teatro abbastanza pieno con buoni applausi nel finale.
Raffaello Malesci (Sabato 28 Marzo 2026)