Recensioni - Teatro

Ancona: Otello

Al teatro delle Muse ritorna Shakespeare nella stagione di prosa con un titolo noto al grande pubblico: Otello

Uno spettacolo con la regia di Giorgio Pasotti, la drammaturgia di Dacia Maraini e l'adattamento scenico di Antonio Prisco.

Specifichiamo subito che Shakespeare sembra quasi un pretesto, un punto di partenza per costruire qualcosa di moderno, di contemporaneo, che cerchi il consenso facile e soprattutto giovanile. Il risultato è deludente, perché manca la ricerca psicologica, l'emotività, la complessità e le sfaccettature dei personaggi. Tutti risulta piatto, con qualche momento comico, ma senza emozioni e soprattutto senza forza teatrale.

La scena di Giovanni Cunsolo è palesemente ispirata alla famosa Traviata degli Specchi ideata nel 1992 a Macerata da Josef Svoboda, con la regia di Henning Brockhaus, dove il grande specchio riflette le tele dipinte sul pavimento che vengono cambiate manualmente. Le immagini sono di Thierry Lechanteur, il potente light design di Marco Palmieri, i costumi orientali e fuori contesto di Sabrina Beretta, le musiche ossessive di Patrizio Maria D’Artista.

Nei panni del moro Otello, Giacomo Giorgio offre un'interpretazione incerta, stralunata, sopra le righe, con eccessi di pazzia, tra tic, urla e parole sottovoce. Lo Jago di Giorgio Pasotti convince solo in parte. È subdolo, glaciale, però gli manca quel tratto luciferino, quella natura invidiosa e malvagia che lo fa essere uno dei cattivi più inquietanti del teatro di tutti i tempi.

Claudia Tosoni una Desdemona delicata, ma troppo piagnucolante. Carina l'idea di canticchiare "Jelaous Guy" di John Lennon come ipotetica canzone del salice. Salvatore Rancatore si ritaglia la parte di un Doge molto bizzarro, che entra in scena cantando "I want to break free" dei Queen, parla un misto tra inglese e napoletano e in maniera quasi ossessiva fa battute con riferimenti fallici. Diego Migeni è un convincente Roderigo, Gerardo Maffei un Brabanzio incisivo e dolce allo stesso tempo, Andrea Papale un Cassio molto sanguigno, Dalia Aly un'ottima Emilia, recitata con garbo e giusta passione.

Grande successo da parte di un pubblico sicuramente più avvezzo alla televisione, che al teatro classico. A fine serata resta però la certezza che Shakespeare non ha bisogno dell'ennesimo spot sul femminismo per dimostrare la sua grandezza, la sua potenza e soprattutto la sua tremenda modernità.

Prossimo appuntamento dal 26 febbraio al 1° marzo con "I corpi di Elizabeth" di Ella Hickson, regia di Cristina Crippa e Elio De Capitani.

Marco Sonaglia (Teatro Delle Muse-Ancona 18 febbraio 2026)