Al Teatro Sociale il nuovo spettacolo dell’attore padovano
Continua l’interessante stagione di prosa del Teatro Sociale di Trento, con una commissione ad hoc per la città, che fra il 1545 e il 1563 ha ospitato uno dei più importanti concili: il celeberrimo concilio di Trento, sostanzialmente la risposta della chiesa cattolica romana alla riforma luterana, avvenuta qualche decennio prima.
Nasce dunque “LE INDIE DE QUA. Fede, potere e superstizione al tempo del Concilio di Trento”, scritto, diretto e interpretato da Andrea Pennacchi insieme a Marco "Makkox" Dambrosio per la scrittura e le immagini, mentre le musiche dal vivo sono affidate come da tradizione al maestro Giorgio Gobbo.
La formula è simile ad altri spettacoli in solitaria già presentati con successo negli anni precedenti, se non che la tematica è quantomeno particolare rispetto alle satire sociali e di costume solitamente affrontate da Pennacchi. L’attore conduce la serata con la consueta simpatia, coinvolgendo il pubblico che diventa l’immaginario consesso di cardinali, vescovi e prelati del concilio. Non manca qualche ruffiana interazione musicale con la platea, affidata a Giorgio Gobbo, che in questo caso si rivela anche una spalla abbastanza efficace oltre che eccelso musicista.
Il filo rosso è il discorso conclusivo del concilio affidato ad un alto prelato. Fedele però alla sua vocazione di “racconta storie”, Pennacchi inserisce all’interno della narrazione tre episodi locali, raccontando le disavventure di alcuni personaggi minori del tempo con la terribile inquisizione.
L’attore resta un affabulatore e si fa ascoltare, il lavoro a tratti sembra ancora in divenire e resta troppo sbilanciato sui fatti di costume. Insomma una bella serata, ma forse avrebbe giovato un po’ più di coraggio e un po’ più di “concilio di Trento” nello spettacolo. Il finale, che racconta del matrimonio dei genitori dell’attore, sembra quasi fuori tema. Il passato, la storia può essere altrettanto teatrale e, se trattata nel modo giusto, non annoia sicuramente. Forse è mancato il tempo o il coraggio di osare qualcosa di più, qualcosa di inaspettato per lo stile di Pennacchi.
Folto pubblico a Trento e molti applausi nel finale.
Raffaello Malesci (Venerdì 20 febbraio 2026)