Recensioni - Teatro

Berlino: quel diavolo di Riccardo III

Thomas Ostermeier rilegge il dramma storico di Shakespeare alla Schaubühne

Un’altra grande produzione shakespeariana alla Schaubühne di Berlino: Riccardo III nella traduzione e adattamento di Marius von Mayenburg. Alla regia Thomas Ostermeier. Scena Jan Pappelbaum, costumi Florence von Gerkan. In questo caso si tratta di uno spettacolo risalente al 2015, che rimane tutt’ora in repertorio sul palcoscenico del Lehniner Platz.

Lo spettacolo viene presentato nella sala Globe, quella che maggiormente ricorda il teatro shakespeariano: con il pubblico a circondare gli attori in una disposizione circolare. Al centro un palcoscenico inclinato fatto di sabbia, sullo sfondo un muro imponente, con una balconata, delle porte, un palazzo insomma; colori terrosi, texture materica, rigore architettonico, ambientazione postindustriale. Si torna alle origini del teatro shakespeariano, con un’ambientazione che ricorda per certi punti di vista il globe londinese: gli attori in alto e in basso, le entrare davanti e dietro a stretto contatto con il pubblico.

Tutto inizia in modo inaspettato con una festa: batteria che martella, coriandoli che cadono, un divertimento forzato in un mondo fatto di personaggi che sembrano caricature, fantasmi che vivono in un universo degradato. Un mondo che esiste, ma soltanto in quanto palcoscenico, rappresentazione. Al centro un microfono pende dall’alto. È il centro di amplificazione, al contempo microfono, telecamera, luce, feticcio. A questo si attacca Riccardo III e il suo primo monologo è mezzo in tedesco e mezzo in inglese. Egli esiste in quanto recita, egli esiste in quanto comunica. Ostermeier non mette in scena, va al fondo della questione: Riccardo è il diavolo medievale che Shakespeare mutua dalla tradizione delle sacre rappresentazioni. Riccardo III è il maligno e se ne compiace, è difforme per convenzione, malvagio per assunto, gioca con il pubblico in una metateatralità che è sempre scoperta e palese, provocatoria e accattivante.

Ma il teatro non è solo un gioco. È verità nel momento che la morte entra prepotente con il sangue in scena, è verità nel momento in cui l’attore si mette a nudo, è verità nel momento in cui il grottesco diventa comico e il comico si trasforma in tragico.

Thomas Ostermeier azzecca tutto: una lettura corretta del fellone medievale, la giusta dose di comicità che la maggior parte dei registi teme di affrontare, l’ambiguità dei personaggi femminili, che nel teatro shakespeariano erano interpretati da uomini, la comunicazione diretta con il pubblico.

Alcune scene restano iconiche, inarrivabili: la seduzione della regina Anne che Riccardo compie magistralmente spogliandosi completamente, la comicità dei sicari e la terribile e realistica morte di Clarence, i principi bambini affidati a marottes mosse dagli attori, incredibilmente realistiche e toccanti, la bulimia di potere di Riccardo rappresentata dal desiderio compulsivo di cibo, il microfono che diviene feticcio e amplificatore di personalità, infine la morte con il corpo appeso per i piedi allo stesso microfono.

Quasi tre ore totalizzanti, un’esperienza che lascia senza fiato. Da vedere.

Lars Eidinger è Riccardo, ma di nuovo è l’ensemble che conta, inarrivabili: Damir Avdić, Carolin Haupt, Magdalena Lermer, David Ruland, Robert Beyer, Thomas Bading, Christoph Gawenda, Konrad Singer, Thomas Witte.

Teatro esaurito. Successo commosso nel finale.

Raffaello Malesci (Venerdì 2 Gennaio 2026)