Recensioni - Teatro

Brescia: Pieno successo per The other side di Ariel Dorfman

Al Teatro Borsoni approda il testo nella sua prima tournée italiana

In un’epoca indefinita ma riconducibile ai giorni nostri, Atom e Levana vivono nella loro casa sul confine di due stati in guerra. Il luogo non è sicuro ma da quando il figlio è stato segnalato come disperso in guerra Levana non vuole andarsene perché vuole farsi trovare lì quando lui farà ritorno. Il loro lavoro consiste nel recuperare i cadaveri di soldati morti nei dintorni, catalogarli e seppellirli, in attesa che le famiglie vengano a reclamarne i corpi. Una macabra fonte di guadagno, a riprova che la guerra porta solo morte e chi vuole sopravvivere è con la morte che quotidianamente deve fare i conti.

Questa routine procede immutabile per anni fino al giorno in cui, dopo tanti annunci disattesi, viene siglata una pace apparentemente definitiva ed irrompe un soldato a comunicare che il nuovo confine passa proprio attraverso casa loro e, essendo nati ciascuno su uno dei due fronti, devono separarsi per non essere considerati nemici in terra straniera.

The other side di Ariel Dorfman, novità assoluta per l’Italia, coprodotta dal Mittelfest, e dai Teatri Stabili di Genova e Trieste oltre che dal Centro Teatrale Bresciano, dove è andato in scena al Teatro Borsoni con la regia di Mariela Serli, è un testo in cui dramma e teatro dell’assurdo si mescolano per rappresentare l’ottusità della guerra.  Una frontiera immaginaria tracciata sulla carta separa indistintamente i buoni dai cattivi, anche se questi sono in realtà marito e moglie e ad essere diviso a metà è il loro letto nuziale.

Se nella prima parte il contrasto tra i due protagonisti ed il soldato responsabile del controllo del confine oscilla tra il surreale ed il grottesco, nella seconda parte, quando alcune barriere cominciano a cadere ed iniziano a vibrare corde più profonde le dinamiche cambiano. Se Levana crede di vedere nel soldato il figlio finalmente tornato a casa, e di questo riesce a convincere anche il marito, il soldato, che si scopre aver perso i genitori da piccolo e quindi essere passato senza soluzione di continuità dai rigori dell’orfanotrofio a quelli dell’esercito, sentendo il bisogno di un calore familiare che probabilmente non ha mai conosciuto, per un attimo sembra stare al gioco.

La cesura avviene durante una scena di grande poesia, in cui i tre si lanciano una palla appartenuta al figlio scomparso, che, rimbalzando, attraversa il confine incurante di tutte le barriere e gli ostacoli eretti dall’uomo. I personaggi acquisiscono tridimensionalità, il dialogo, che prima a tratti poteva apparire sopra le righe, si fa più vero e profondo, i sentimenti vengono messi a nudo ed anche il coinvolgimento da parte del pubblico aumenta.
Purtroppo il finale non sarà lieto: la ripresa delle ostilità riporterà tutto alla situazione iniziale, perché, come dice con rassegnazione Levana: “È sempre stato così”.

Elisabetta Pozzi e Gigio Alberti danno corpo e voce ai due coniugi, alternando momenti surreali ad altri di grande intensità in un sottile equilibrio che mantiene viva la tensione per tutta la durata dello spettacolo, mentre Giuseppe Sartori è un soldato che, pur fermo nel suo inquadramento militare, non rinuncia a momenti di emotività.

Al termine un teatro quasi esaurito ha risposto con calore ed entusiasmo.