Recensioni - Teatro

Civitanova Marche: Mi fa male il mondo

Protagonista Neri Marcorè

La stagione di prosa al teatro Rossini di Civitanova Marche si chiude con lo spettacolo "Mi fa male il mondo" da Giorgio Gaber e Sandro Luporini (una produzione Teatro Stabile di Bolzano, Fondazione Teatro della Toscana, in collaborazione con Fondazione Giorgio Gaber e Centro Servizi Culturali Santa Chiara).
 
La drammaturgia e la regia sono di Giorgio Gallione che già in passato si è cimentato con omaggi a personaggi del mondo musicale.
Questa volta la scelta è caduta sul teatro canzone di Giorgio Gaber che negli anni settanta divenne una figura importantissima, di rottura e sicuramente coraggiosa, grazie anche alla potente scrittura di Sandro Luporini. Le scene sono di Guido Fiorato (che ha curato anche i costumi). Un fondale nero, contornato da pianoforti accatastati, sacche piene di libri, pagine di giornale, vecchie bobine con le efficaci luci di Marco Filibeck.
 
Protagonista assoluto è Neri Marcorè che ritorna al suo grande amore per Gaber.
 
Gli arrangiamenti e la direzione musicale sono di Paolo Silvestri, eseguiti da quattro pianisti (Eugenia Canale, Lorenzo Fiorentini, Eleonora Lana, Francesco Negri).
 
Marcorè camicia rossa e completo nero (praticamente i colori della bandiera anarchica) è indubbiamente bravo nel porgere il suo omaggio con rispetto (concedendosi qualche ritocco qua e là) con la consueta pacatezza, con la sua voce morbida e intonata.
 
Però manca quella potenza, quell'energia, quella mimica che caratterizzavano Gaber, qui i movimenti si fanno a tratti manieristici e alla fine ci sembra un compitino svolto correttamente, ma con poca anima, dove anche la parte musicale risulta piatta ed ossessiva.
 
In scaletta troviamo "Mi fa male il mondo" , "La festa", "Non importa come", "Gli inutili", "L'odore", "La peste", "Si può", "La nave" intervallate da scritti e riflessioni di Calvino, Pasolini, Saramago, Berlinguer.
 
Oltre a gioelli lucenti come "Qualcuno era comunista" (peccato che sia stata tolta una frase tremendamente attuale come "Qualcuno era comunista perché sognava una libertà diversa da quella americana"), "Io se fossi Dio" (anche questa proposta nella versione più edulcorata dei primi anni novanta) e il finale con "La strada".
 
Gli applausi non sono mancati e il teatro era sold out, anche se lo spettacolo è stato di durata troppo breve. Qualche brano in più non avrebbe appesantito la visione, anzi avrebbe arricchito ulteriormente la riscoperta di un repertorio quanto mai vasto, che non è stato affatto scalfito dal tempo e che diventa un monito per le future generazioni.
 
Marco Sonaglia (Teatro Rossini-Civitanova Marche 6 maggio 2026)