Recensioni - Teatro

L’aereo di Marivaux fatica a prendere il volo

Al Teatro Sant’Afra La sorpresa dell’amore prodotta dal CTB

Amore è sicuramente il termine più utilizzato nei titoli delle opere teatrali di Pierre de Marivaux: Il gioco dell’amore e del caso, Il trionfo dell’amore, Arlecchino educato dall’amore, Amore e verità, per citarne alcuni. Ed anche la nuova produzione firmata dal Centro Teatrale Bresciano in collaborazione con Pacta dei Teatri, ovvero La sorpresa dell’amore, andata in scena al Teatro Sant’Afra di Brescia non sfugge da questa regola.

Quello raccontato da Marivaux è sempre un amore contrastato, che di solito parte da una reciproca diffidenza, destinata via via a stemprarsi per concludersi con il classico lieto fine. In questo caso i protagonisti sono Lelio e la Contessa, entrambi fermamente decisi a non farsi coinvolgere sentimentalmente dall’altro sesso, ma che, grazie al sottile lavoro dei rispettivi servitori Arlecchino e Colombina, vedranno cadere le loro barriere, anche se il “Lasciatemi respirare” conclusivo della Contessa lascia in bocca un retrogusto amaro.
Il regista Paolo Bignamini ambienta la vicenda in un luogo ed un tempo astratti: una coda d’aereo che emerge dal suolo, il personaggio del Barone vestito da pilota ed un mappamondo appeso in platea lasciano intuire che non ci troviamo neanche più sulla terra ma probabilmente sulla luna e gli abiti, che rimandano ad un ‘700 in chiave pop ne rimarcano l’atemporalità. Peccato però che tutte queste intenzioni restino sullo sfondo e non trovino un vero sviluppo nello spettacolo, che alla fine si risolve in un’impostazione classica, dove gli attori recitano le loro battute come se fossero nel più tradizionale degli allestimenti, ed infatti non manca il classico divanetto in stile, che costituisce l’unico punto d’appoggio di tutta la scenografia.

Nonostante la metafora legata al mondo dell’aviazione, lo spettacolo sembra non prendere mai veramente il volo: gli interventi musicali che dovrebbero costituire dei momenti di straniamento non riescono ad imprimere cambiamenti ad un ritmo che rimane sempre costante. Le commedie di Marivaux sono basate sull’evoluzione sentimentale dei personaggi, in scena accade ben poco, e, nonostante l’indiscussa professionalità degli interpreti, l’impostazione registica non impedisce al testo di tradire una certa verbosità. I pochi guizzi arrivano dalle scene che vedono protagonisti i mercuriali Arlecchino e Colombina, ovvero Antonio Rosti e Maria Eugenia D’Aquino, mentre Riccardo Magherini è un Lelio guascone, che canta Aznavour e Annig Raimondi dà corpo ad una Contessa energica e volitiva. Puntuale la Gacomina di Miryam Chilà.
Cordiale al termine la risposta del pubblico.