Recensioni - Teatro

La fisicità simbolica della Baccanti firmate Theodoros Terzopoulos

A Modena una lettura estetizzante della tragedia di Euripide

Dopo la proposta di Aspettando Godot risalente al 2023, Emilia Romagna Teatro torna a collaborare con Theodoros Terzopoulos, classe 1945, regista greco formatosi nella Berlino della Repubblica democratica tedesca e insignito di numerosi riconoscimenti internazionali. Lo spettacolo è coprodotto con il Teatro di Roma.

Come già per Aspettando Godot, così anche per questa produzione delle Baccanti, Terzopoulos riprende stilemi scenici e simbolici a lui cari, ovvero un sostanziale nitore estetizzante caratterizzato da un impianto fatto di rigore geometrico, atteggiamenti ieratici e un ritmo blando e solenne.

Il regista assume infatti la funzione di demiurgo, di sommo sacerdote dell’evento teatrale, riunendo in sé tutti gli aspetti dello spettacolo: regia, adattamento, scene, luci e costumi. La scena è composta da una pedana bianca rotonda al centro e, dietro a essa, da un praticabile che taglia il palco da destra a sinistra, con nel mezzo una sorta di sarcofago in plexiglas a cui arriva, tramite piccoli tubi, l’ossigeno di due bombole posizionate in bella mostra ai lati e il sangue di innumerevoli fiale mediche rosse poste a creare lo sfondo.

Lo spettacolo comincia con l’entrata, lentissima e rituale, di un corifeo che declamerà durante la rappresentazione versi di Eraclito in greco antico. Cadmo è disteso nel rianimatore centrale. La pedana è il luogo del coro, dodici giovani, sei uomini e sei donne, impegnati dall’inizio alla fine in una performance prevalentemente fisica, intervallata dalle declamazioni di alcune parti corali della tragedia. Gli altri personaggi entrano per lo più dalla platea in pose statuarie o burattinesche a seconda dei casi.

Il testo viene presentato nella sequenza originale euripidea, ma con numerosi tagli. La recitazione è forzata, antinaturalistica, spinta spesso al grottesco e fusa con pose e moduli tipici del teatro danza. Lo stile registico è chiaro e coerente, rigoroso nel reiterare le cifre consuete di Terzopoulos come la geometrizzazione scenica, l’utilizzo simbolico di oggetti, il ritmo lento e costante. L’insieme tuttavia non convince: lo spettacolo risulta quantomeno faticoso, estetizzante, a tratti laboratoriale.

Le cose migliori vengono dal coro, che mostra una precisa e compatta sequenza di teatro fisico, ben costruita e ben orchestrata nel suo insieme. Bravi, giovani e appassionati i dodici coristi: Francesco Cafiero, Bianca Cavallotti, Brigida Cesareo, Riccardo Dell’Era, Davide Giabbani, Federico Girelli, Bianca Mangelli, Marica Nicolai, Nicoletta Nobile, Giorgio Ronco, Matteo Sangalli, Magdalena Soldati.

Fra gli attori spiccano i messaggeri febbrili e comunicativi di Rocco Ancarola e Giulio Germano Cervi. Gli altri fanno il loro, limitati da un’impostazione estremamente stilizzata: Roberto Latini, Alvia Reale, Enzo Vetrano, Stefano Randisi, Marco Cacciola, Paolo Musio, Gemma Hansson Carbone,

Raffaello Malesci (sabato 24 ottobre 2026)