Recensioni - Teatro

Modena: Una Farsa familiare per Il Ritorno a Casa di Harold Pinter

Lettura ironica e disincantata del testo di Massimo Popolizio

Arriva a Modena al Teatro Storchi “Il Ritorno a casa” di Harold Pinter, interpretato e diretto da Massimo Popolizio. La produzione è del Piccolo Teatro di Milano, insieme alla Compagnia Umberto Orsini e al Teatro di Roma.

Il testo, del 1965, racconta di una casa completamente al maschile, in cui si respira violenza e sopraffazione; una casa senza direzione e speranza, che potrebbe rappresentare la società in disfacimento nell’Inghilterra delle classi popolari dei primi anni sessanta del novecento. L’ambiguità è la cifra stilistica di Pinter, per cui le parole hanno sempre un doppio senso, spesso condite di inquietanti significati; i personaggi non sono mai quello che sembrano. In Pinter tutto si rivela per gradi: quello che sembra una famiglia si rivela un campo di battaglia, ciò che sembra conforme o per bene si manifesta come marcio e degradato. Ma non c’è nulla di esplicito, tutto rimane sottotraccia: così una moglie per bene, madre di tre figli, giunta per una breve visita, nel finale preferirà abbandonare il marito per restare a fare la prostituta in una casa dove potrà anche soddisfare le voglie dei fratelli del marito. L’arte di Pinter non sta tanto nell’assurdo, a cui è spesso troppo frettolosamente associato, ma nel non detto, nell’accenno, nell’insinuazione.

Massimo Popolizio, nella doppia veste di interprete principale nei panni del vecchio padre Max e di regista, ci consegna una lettura essenzialmente farsesca del dramma familiare di Pinter.

La messa in scena è imponente e tutto sommato convenzionale: una vecchia casa inglese mal tenuta con tanto di scalinata verso i piani superiori. Immancabile e come da copione la sudicia poltrona sdrucita del capofamiglia. Appropriata la scena di Maurizio Balò, coerenti i costumi di Gianluca Sbicca e Antonio Marras, professionali le luci di Luigi Biondi.

Massimo Popolizio capitana una squadra di attori ottimamente preparati. La regia è coerente e precisa, ma il regista osa forse un passo di troppo verso la farsa. Carica i personaggi, il proprio in primis, e toglie in questo modo l’ambiguità pinteriana delle relazioni familiari, la suspence che attanaglia il pubblico nel momento in cui percepisce la minaccia della situazione, ma non la sa decifrare.

È un peccato veniale, perché summa summarum lo spettacolo procede spigliato e godibile. Nel finale tuttavia resta il dubbio che qualcosa sia sfuggito di mano. Gli ingredienti ci sono tutti, la preparazione è adeguata, dal forno esce una crostata gustosa, che però inspiegabilmente allappa.

Ottimi gli attori: Christian La Rosa, Paolo Musio, Alberto Onofrietti, Eros Pascale, una menzione a Malvina Ruggiano, che ha sostituito in corsa l’indisposta Giorgia Salari.

Sinceri e ripetuti applausi.

Raffaello Malesci (Sabato 31 Gennaio 2026)