Regia Valerio Binasco
La stagione di prosa al teatro la nuova Fenice di Osimo si chiude con una esclusiva regionale. Si tratta dell'opera teatrale "Circle Mirror Transformation" scritta dalla drammaturga statunitense Annie Baker (Premio Pulitzer 2014), rappresentata in prima assoluta a New York nel 2009.
La storia è ambientata a Shirley, Vermont, una città immaginaria. Marty, un'insegnante, tiene delle classi di recitazione e improvvisazione per adulti. I suoi studenti sono Schultz, Lauren,Teresa e James.
Le scene di Guido Fiorato ci mostrano un ambiente quasi gelido, forse una vecchia palestra, con qualche sedia, degli specchi, una pedana, le porte a vetri. Le calde luci sono di Alessandro Verazzi, i validi costumi di Alessio Rosati, ben curato il suono da Filippo Conti e i video di Simone Rosset.
Pamela Villoresi è Marty, l'insegnante di recitazione, di origine tedesca con un passato da hippie e qualche trauma nascosto. Ci regala la solita lezione di classe ed eleganza, con garbo nei movimenti, sempre misurata nell'uso della voce.
Il marito James, personaggio indecifrabile, energico, vitale, a tratti pungente, è interpretato con sicurezza e professionalità da Valerio Binasco, attore navigato, tra i migliori del teatro italiano.
Funziona benissimo Andrea Di Casa che mette in risalto con la giusta forza, senza cadere nel patetico, i tormenti di Schultz, il falegname divorziato che non riesce a lasciarsi alle spalle questo fallimento.
Bravissima Alessia Giuliani nel ruolo di Theresa, ex attrice, che farà breccia sia nel cuore di Schultz, che di James. Un'interpretazione incisiva, travolgente e molto impegnativa anche fisicamente.
Infine Maria Trenta, giovanissima di grande talento, dalle forti espressioni facciali, con davanti un raggiante futuro teatrale. È Lauren un'adolescente ribelle alla sua famiglia, con il sogno di diventare attrice.
La regia di Valerio Binasco è asciutta, fedele al testo (tradotto efficacemente da Monica Capuani e Cristina Spina), con i giusti incastri. Uno spettacolo sul non detto, fatto spesso di sguardi, di silenzi, con una serie di esercizi teatrali apparentemente banali, in cui i sentimenti e le tensioni tra i personaggi emergono e si rafforzano, tra legami inaspettati, momenti più leggeri e altri toccanti, aiutati e nascosti dalla finzione scenica. Ne esce un affresco delle fragilità, dei desideri nascosti e delle verità più intime di ciascuno. Una recitazione che diventa terapia, ma anche rifugio e abbraccio in questi tempi bui come recitano le parole della canzone "Stand by me" nel finale dello spettacolo: "Quando la notte sarà giunta e la terra si farà buia e l'unica luce che vedremo sarà la luna, no, non avrò paura, oh, non avrò paura, finché tu mi stai vicino, mi stai vicino".
Applausi fragorosi per tutto il cast e una scritta rossa sul palco a ricordarci che il teatro ripudia la guerra. Chapeau!
Marco Sonaglia (Teatro la nuova Fenice-Osimo 19 maggio 2026)