All’Estate Teatrale Veronese ha debuttato una moderna rilettura della tragedia shakespeariana. Protagonista una bravissima Maria Paiato
È un Riccardo III diverso quello che ha debuttato al Teatro Romano di Verona in occasione dell’Estate Teatrale Veronese 2025; diverso non tanto per il fatto che il ruolo del titolo è interpretato (in modo straordinario) da un’attrice anziché da un attore, quanto per la lettura che mette da parte lo stereotipo del gobbo torvo e ringhiante in favore di un personaggio la cui malevolenza si sposa ad una beffarda ironia.
Il Riccardo III firmato da Andrea Chiodi ricerca nell’infanzia del giovane principe le cause del suo astio nei confronti degli altri membri della famiglia. In un breve dialogo tra lui e la madre, inserito in apertura dalla traduttrice e drammaturga Angela Demattè, emerge come fin da piccolo a Riccardo viene detto che lui non sarebbe mai stato re, ed è proprio da questa delusione mista al risentimento che nascono tutte le pulsioni che sfogherà durante l’età adulta. Il Riccardo interpretato da Maria Paiato infatti, pur nella sua crudeltà non rinuncia mai ad accenti che rimandano alla fanciullezza, quasi le sue azioni fossero dei dispetti o delle ripicche; accenti che inevitabilmente lo rendono paradossalmente più simpatico di quanto una certa tradizione interpretativa ci ha tramandato. Fin dall’inizio, dal carillon che intona le note di My way, si intuisce che questo sarà un Riccardo più scanzonato, la cui violenza non poggia sulla rabbia ma sull’astuzia e sulla doppiezza. La Paiato infatti cesella un Duca di Gloucester ambiguo, che filtra con grande arguzia la retorica shakespeariana e fa della parola la sua arma più efficace, a partire da quel capolavoro di scrittura che è la scena di seduzione di Lady Anna.
A un Riccardo così moderno si contrappone una corte che solo occasionalmente esce dai canoni seriosi e un po’ impostati che caratterizzano le messinscene italiane delle tragedie shakespeariane. Se infatti il protagonista è un capolavoro di ambiguità, anche gli altri ‘personaggi sono comunque figure “politiche”, quindi inserite in un meccanismo di opportunismo e ipocrisia che, ad un’analisi più approfondita, le apparenta – e non solo per legami di sangue- con lui. Ed è proprio l’ipocrisia della politica che è mancata in questo allestimento che avrebbe avuto i numeri per essere veramente moderno ma che alla fine sembra essersi fermato a metà del guado.
Ciò non toglie che tutto il cast si sia distinto per professionalità -non è facile infatti ascoltare un testo di Shakespeare in cui tutti recitino in modo così convincente- con le inevitabili differenze. Se il Buckingam di Giovanni Franzoni cresce in corso d’opera, la Regina Elisabetta di Francesca Ciocchetti trova nella scena del IV atto accenti di grande intensità. La Regina Margherita di Carlotta Viscovo conquista per carisma e autorevolezza, mentre la tavolozza espressiva della Lady Anna di Ludovica D’Auria forse difetta di sfumature. Complessivamente in parte il resto del cast che comprende la Duchessa di York di Giovanna Di Rauso, il Lord Hastings di Riccardo Bocci, il Clarence di Emiliano Masala, l’Edoardo IV di Igor Horvat il Rivers di Tommaso Cardarelli, e Cristiano Moioli e Lorenzo Vio impegnati in vari ruoli.
La regia di Andrea Chiodi, molto attenta alla parola, appare forse un po’ ingessata, relegando l’azione attorno ad un grande tavolo sovrastato da un lampadario-bara (scene di Guido Buganza) che nel finale si rovescia lascando cadere una miriade di soldatini di plastica con cui Riccardo, in un ultimo ritorno all’infanzia, gioca la sua battaglia finale. Poco altro rimane impresso al di fuori di una solida gestione degli attori e dello spazio scenico.
Ripetuti e convinti al termine gli applausi tributati da parte di un Teatro Romano dalla platea non esaurita e dalla gradinata desolantemente vuota. Evidentemente le ultime stagioni, caratterizzate da programmazioni interlocutorie e poco stimolanti, hanno progressivamente ridotto il pubblico che nel corso dei lustri questa rassegna era riuscita a fidelizzare. Un peccato perché la programmazione di questa stagione è sicuramente meritevole di interesse e questo Riccardo III, che comunque girerà in tournée il prossimo inverno, avrebbe meritato di più.