Recensioni - Teatro

Sette ore di Cabaret Wallenstein a Monaco

Intenso e complesso spettacolo ispirato alla tragedia di Friedrich Schiller ai Kammerspiele

A Monaco di Baviera i Kammerspiele nella Maximilianstraße è uno dei tre teatri finanziati della capitale bavarese. Nella bella sala in “Jugendstil” un folto e affiatato ensemble di attori e creativi presentano un interessante programma di opere contemporanee e di classici rivisitati, con attenta focalizzazione sul nostro presente.

Con Wallenstein di Friedrich Schiller, una delle tragedie iconiche del classicismo tedesco, abbiamo assistito ad una maratona teatrale di ben sette ore. Uno spettacolo eclettico, potente, che non lascia indifferenti e che, a tratti, è un vero e proprio capolavoro.

Chiaramente si segue lo svolgersi della tragedia schilleriana, ma Wallenstein diventa spesso un pretesto per generare parallelismi contemporanei, per giocare con il teatro, con le istanze sociali del nostro presente, con la politica e anche, diciamolo, per far sfogare la verve recitativa e comica di un ensemble fatto di attori eclettici e magistrali.

Wallenstein era un soldato di ventura durante la seicentesca guerra dei trent’anni: assoldava e pagava schiere di mercenari e combatteva per conto del cattolico imperatore d’Austria contro i ducati protestanti del nord, capitanati e sorretti dall’espansionismo dell’allora potente regno svedese. La tragedia si conclude con la morte del condottiero, in odore di aver tradito la causa cattolica per accordarsi con gli svedesi.

Lo spettacolo di Monaco crea fin da subito un parallelismo con la contemporaneità, ovvero la guerra in Ucraina, tirando in ballo la ribellione di Evgenij Prigožin, soprannominato il cuoco di Putin, a capo dell’esercito privato denominato Wagner, che a un certo punto nel 2023 si ribella al proprio datore di lavoro osando addirittura marciare su Mosca. Come sappiamo la cosa finirà male per Prigožin, che morirà in un sospetto incidente aereo.

Altro parallelismo con la guerra è il cibo, onnipresente nello spettacolo. Si suggerisce che un bisogno primario come il cibo sia simile al bisogno umano di fare la guerra, ad un anelito primordiale alla violenza. Il sottotitolo si potrebbe infatti tradurre come “Festa in macelleria in sette portate”.

Lo spettacolo è di assoluta contemporaneità e intreccia le scene della tragedia con spiegazioni e monologhi rivolti direttamente al pubblico, non mancano grandi scene corali senza parole, una festa in cui tutto il pubblico viene invitato sul palco, una sessione di teatro didattico recitata in parte dal pubblico, ma ci sono anche divertentissimi intermezzi comici in cui si mette alla berlina il machismo imperante che porta alla guerra, si riflette sulla diversità e sulle disabilità.

Il tutto è perennemente seguito da telecamere che inquadrano e ingrandiscono le varie scene, il che permette di utilizzare la grande profondità del teatro, ma anche di improvvisare scene fuori dal teatro, per strada, in mezzo al traffico a diretto contatto con ignari passanti.

L’esperienza è totalizzante e coinvolgente anche per la durata che costringe letteralmente a “vivere” il teatro. Impossibile citare tutto, impossibile descrivere la ricchezza e varietà dello spettacolo ideato e diretto dal regista Jan-Christoph Gockel. Con lui una folta schiera di collaboratori: Julia Kurzweg (Scena), Janina Brinkmann (Costumi), Maria Moling (Live-Musik), Lion Bischof (Videodesign), Christian Schweig e Stephan Mariani (Luci), Michael Pietsch (Marrottes), Viola Hasselberg e Claus Philipp (Drammaturgia), Serge Okunev (Ricerche e collaborazione drammaturgica).

Inarrivabile il primo atto, o la prima portata, in cui, dopo una breve spiegazione di introduzione, tutto l’ensemble cucina muto per quasi venti minuti un menù italiano a base di ossibuchi. Poi una marotte bambino viene portato fra il pubblico come simbolo della crudeltà della guerra, concludendosi con un reggimento di cuochi che parte per la guerra voluta da Wallenstein. Oppure la scena in cui il più macho dei generali perde letteralmente il proprio fallo, che poi viene ritrovato fra il pubblico e rianimato in un susseguirsi di gag esilaranti e incredibili per bravura e inventiva.

Altra bella invenzione è quella di invitare il pubblico sul palco, durante l’intervallo più lungo, a degustare quanto è stato cucinato. Solo a tratti si percepisce una certa stanchezza e un eccesso di “teatro didattico”, mentre alcune scene di Schiller patiscono i personaggi inevitabilmente solo accennati e fortemente anti mimetici.

Bravissimi tutti gli attori in un lavoro che si basa principalmente sul gruppo: Katharina Bach, André Benndorff, Johanna Eiworth, Nadège Meta Kanku, Samuel Koch, Annika Neugart, Annette Paulmann, Michael Pietsch, Leoni Schulz, Eva Bay, Maria Moling (Live-Musik), Serge Okunev, Pari Garvanos, Daniel Hascher. Non possiamo però non citare a parte l’inarrivabile Ottavio Piccolomini di Annette Paulmann, una prova intensa e realistica per lei, che riesce sempre a plasmare di verità anche le scene schilleriane, passando senza difficoltà “dentro e fuori” dal suo personaggio.

Dopo essere entrato in teatro alle 15:00, alle 22:00 il pubblico ha tributato applausi entusiasti e prolungati a tutto l’ensemble.

Raffaello Malesci (Sabato 6 Giugno 2026)