Recensioni - Teatro

Shakespeare disperso nel villaggio turistico

A Innsbruck La tempesta serve per riflettere sul turismo di massa

Ai Kammerspiele del Teatro di stato tirolese torna in scena, dopo il debutto avvenuto a giugno, La tempesta ovvero La Isla Bonita (Der Sturm oder La Isla Bonita). Uno spettacolo contemporaneo che si ispira alla Tempesta di Shakespeare per prendere strade inaspettate e curiose.

La regia è del giovane Calixto María Schmutter, affiancato per scene e costumi da Valentina Vorwahlner. La drammaturgia di Uschi Oberleiter e le luci di Sebastian Koppelstätter.

Niente isola selvaggia dunque, né tantomeno costumi del seicento. La vicenda dell’ultima commedia shakespeariana – sarebbe in verità meglio dire masque – viene trasportata con un iperbolico salto temporale e spaziale in un villaggio vacanze all inclusive di un’isola turistica spagnola. Il programma di sala fa riferimento alle Canarie e niente meno che al turismo come forma di neocolonialismo.

La scena è scarna, contemporanea fino all’osso: ombrelloni, sdraio, una piccola piscina. Velari di plastica che si alzano e si abbassano; si proiettano riprese in diretta dal retropalco. I costumi sono di oggi, da “tedeschi in vacanza”, perciò programmaticamente di cattivo gusto, ma con qualche rimando al cinquecento nelle righe e nelle brachette accennate negli abiti maschili.

Il filo della trama drammaturgica, ideata da Uschi Oberleiter, viene condotto da due inservienti della spiaggia, che aprono e chiudono la pièce. Questi due personaggi sono i moderni schiavi, oppressi dal neocolonialismo turistico. Gli altri giocano a leggere e a “fare” Shakespeare: a partire da Prospero, un turista di mezza età che passa il tempo leggendo appunto La tempesta in spiaggia. Poi ci sono turisti giovani e meno giovani, coinvolti più o meno consapevolmente in qualche scena della Tempesta, intervallata da citazioni filmiche – l’unica chiara invero ci è parsa quella da Triangle of sadness – e da testi spuri di incerta e indecifrabile provenienza, riferimenti agli originari indigeni delle Canarie e così via. Immancabile ovviamente una scena dedicata alla canzone di Madonna La isla bonita.

La lettura neocoloniale della Tempesta di Shakespeare non è nuova e ha sicuramente qualche fondamento nel testo: Prospero in fondo non è altro che un conquistatore straniero che con arti magiche superiori – ovvero la tecnica militare degli imperi coloniali europei – soggioga gli originari e selvaggi abitanti dell’isola. Così come non mancano i riferimenti vagamente utopici sulla natura dell’isola e su una società egualitaria messi in bocca al personaggio di Gonzalo. Certo le intenzioni di Shakespeare erano ben altre, ma l’interpretazione in chiave contemporanea, rivolta ai nostri giorni, è artisticamente più che legittima ed è spesso la motivazione prima per la messa in scena di un classico.

Tuttavia in questo caso ne esce una drammaturgia sostanzialmente confusa, in cui il testo di Shakespeare appare qua e là senza un filo coerente che leghi l’operazione drammaturgica alla sua fonte di ispirazione. Di conseguenza anche lo spettacolo funziona a tratti e si perde nel complesso in scene affastellate in modo imperfetto. Prevale la frammentarietà che alla lunga diventa inconsistenza, vacuo esercizio di stile. Nel finale tutto viene sepolto dall’esplosione di un vulcano e gli attori sprofondano lentamente insieme a questa lettura di Shakespeare in cui Shakespeare stesso è il grande assente.

Sempre professionale e precisa la realizzazione tecnica dello spettacolo. Tutti gli attori sono appropriati e fanno il loro con la consueta perizia e abnegazione che caratterizzano l’ensemble del Tiroler Landestheater: Kristoffer Nowak, Patrick Ljuboja, Sara Nunius, Tommy Fischnaller-Wachtler, Laetitia Toursarkissian, Marie-Therese Futterknecht e Petra Alexandra Pippan.

Raffaello Malesci (mercoledì 28 ottobre 2026)