Recensioni - Teatro

Trieste: “L’apparenza inganna” ha tratti sloveni per Il Nordest in tournée

Il Nordest in tournée è una rassegna di spettacoli “dal vivo” che in attesa di ritornare sul palcoscenico il Teatro Stabile del Veneto, il Teatro Stabile di Bolzano e il Rossetti-Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia regalano ai loro spettatori sui canali social durante il fine settimana.

La serie di première in digitale rivolta al pubblico di amanti del teatro ha proposto domenica 26 aprile un doppio appuntamento, e alle 18 sono tornati a offrire un loro spettacolo gli attori del Teatro Stabile Sloveno “Slovensko stalno gledališče”, impegnati nella rappresentazione un classico del Novecento scritto dal drammaturgo austriaco Thomas Bernhard: Videz Vara - L’apparenza inganna (sottotitolato in italiano).

A fare da interpreti, due attori sloveni di grande esperienza e sensibilità, Ivo Ban e Vladimir Jurc, che diretti dal noto regista Dušan Mlakarche, hanno dato voce e corpo ai due fratelli-coltelli plasmati da Bernhard, Karl e Robert.

La scena creata da Petra Veber è collocata in un teatro off, con il palcoscenico solo delimitato e ad altezza degli spettatori e questi ultimi, le loro sagome, sembrano essere quasi in casa, una sorta di quarta parete a delimitare la vita costellata da rituali stanchi che si svolge nei due appartamenti viennesi dove abitano i fratelli. È martedì, e tocca a Karl ospitare Robert per un appuntamento di consuetudine che sarà ricambiato come sempre il giovedì. Si tratta di un rituale per entrambi in apparenza poco gradito, anticipato da monologhi che a turno dicono quanto questi due pensionati siano indispettiti, sfibrati, dalla forzata presenza dell’uno all’altro. Mathilde, la moglie di Karl, è appena morta, sono gli oggetti e la foto in cornice sistemata sul tavolino nero, funebre anch’esso, a ricordare la sua presenza, oggetti che Karl si rifiuta di mandare all’asta ma che sembrano dare continuamente, come la loro ex-padrona, spunto per litigare. Karl è un artista, è colto, un uomo senza Dio; il suo orecchio assoluto gli impediva di ascoltare senza soffrire Mathilde, e poi anche Robert, che si incaponivano a provare a suonare Mozart al pianoforte — era geloso della loro complicità. Bernhard riafferma qui che la distanza tra le persone, anche conviventi e consanguinee, nonostante i tentativi tutti umani di spiegare è sempre immensa. Robert è un attore: “un attore ha più a che fare con la musica che con l’arte”, dichiarerà Karl tra le sue sentenze profonde, a effetto, rivolte alle quattro mura. Quello tra i due fratelli è un battibecco continuo, che si svolge e riavvolge a specchio sui palcoscenici delle loro dimore, la prima più spartana, abitata anche da un volatile in gabbia cieco da un occhio; la seconda più accogliente, seppure da scapolo, dove campeggia silenziosa una boccia col pesce rosso. Il tema principale dei loro discorsi, nascosto da recriminazioni condite d’affetto e accenni al passato perché il futuro non c’è più è la vecchiaia, con essa l’approssimarsi della morte. I due attori si lamentano della loro condizione di vecchi con gli acciacchi che pare uniformare ogni cosa, cos’altro di interessante potrebbe mai succedere quando “con gli stessi occhiali si legge Voltaire e si tagliano anche le unghie dei piedi”. Il collante tra i due, Mathilde — che lascia in eredità a Robert la casa di campagna facendo montare su tutte le furie Karl — non c’è più, ma questi due vecchi saranno legati per sempre a doppio filo dal loro amore per le parole, per la digressione. Ivo Ban e Vladimir Jurc, nella loro lingua secca, davvero straniera, interpretano con grande maestria i due fratelli, dando la giusta asprezza frammista a tratti di dolcezza ai due personaggi. Se l’apparenza ingannasse davvero, la cifra del testo e dello spettacolo sarebbe la misantropia, non l’affetto e l’amore per la vita che parlano in sottotraccia.

Lo spettacolo, come di consueto nella rassegna, resta visibile nei canali social dei teatri per 24 ore (https://bit.ly/3cPF2Oc).