Recensioni - Teatro

Urbisaglia: Elettra 1944

Protagonista Pamela Villoresi

L'estate marchigiana prosegue con una fitta programmazione in luoghi alquanto suggestivi, come nel magico Anfiteatro romano di Urbisaglia che ospita lo spettacolo "Elettra 1944".

La tragedia greca viene rappresentata attraverso una storia, scritta da Giancarlo Nicoletti ed ambientata nel periodo della seconda guerra mondiale a Roma. Sin da subito il racconto si fa intrigante, infatti sullo sfondo di una Roma impoverita dalla guerra, si svolge la vicenda di una famiglia in cui il ruolo della madre assume un posto centrale. Quella che nella tragedia greca è Clitemnestra, è qui Velia Verani, una donna che ha dovuto subire la perdita di una giovane figlia Virginia, staffetta partigiana che cercò in qualche modo di emulare Fulvio, il proprio padre, divenuto partigiano. Questa perdita ha portato la donna ad odiare così tanto il marito, al punto di tradirlo e poi lasciarlo morire. Il suo posto verrà preso da Sergio, un gerarca fascista, un uomo che si rivelerà senza reale fede politica, vigliacco e senza alcuna morale. Alla fine morirà per mano di Flavio. La madre, invece, diversamente che nel mito greco, si salverà. Tutto lo spettacolo è giocato sul filo di emozioni profonde, di verità nascoste, di sentimenti occultati nel profondo, nell'odio per questa madre divisa tra rimorsi e sofferenze al punto tale che perderà il senno.

Lo spettacolo lungo più di due ore tiene il pubblico attento grazie alla regia asciutta, piena di colpi di scena, coinvolgente, che sa intrecciare memoria storica e tragedia contemporanea di Giancarlo Nicoletti, a cui aggiungiamo le scene claustrofobiche e rugginose di Alessandro Chiti, le musiche di Mario Incudine e il disegno luci Giuseppe Filipponio che amplificano la forza emotiva del racconto, i costumi di Giuseppe Ricciardi.

Tutti gli attori hanno tutti dato prova di grande dimestichezza, dimostrandosi completamente a proprio agio sul palcoscenico.

Velia Verani era interpretata da Pamela Villoresi che si conferma vera regina del teatro. Una recitazione sempre naturale, sincera, con un uso calibrato della voce e con gesti sempre eleganti. Il suo è un personaggio chiave nella storia e lei riesce a tratteggiarlo in tutte le sue sfumature.

Bravissimo anche Giulio Corso, nella parte del figlio Flavio (nome di battaglia Oreste), un partigiano ritornato a casa completamente lacerato dentro. Il racconto dove narra l'uccisione di un bambino innocente è uno dei momenti più intensi e drammatici dello spettacolo.

Straordinaria Alice Spisa. È Alma (nome di battaglia Elettra) figlia di Velia, anima ribelle, tormentata, combattiva e con la sete di vendetta per le ingiustizie subite. Una recitazione di grande impatto, fisica, energica, rabbiosa, dove dimostra di saper usare con grande sicurezza la voce e i tempi scenici.

Funziona benissimo Francesco Foti che mette le sue doti di attore navigato per interpretare Sergio, il viscido gerarca fascista senza scrupoli, che anche lui si rivelerà pieno di debolezze.

Cristina Todaro pone il giusto accento romano e le battute sarcastiche ad Olimpia, la figlia della domestica. Giacomo Andrea Faroldi è il delicato Valerio (nome di battaglia Pilade), un amico di famiglia anche lui impegnato nella resistenza, tratteggiato molto correttamente.

Spettacolo veramente suggestivo che ha provocato forti emozioni tra il pubblico che ha applaudito convintamente, anche con qualche lacrima agli occhi. Quando il teatro si fa bene, questo è il risultato.

Marco Sonaglia (Anfiteatro romano-Urbisaglia 8 agosto 2026)