Recensioni - Teatro

Verona: a teatro il tennis sentimentale di Paolo Valerio

Al Teatro Nuovo ha debuttato Il muro trasparente, un testo in cui si fondono sentimenti e agonismo sportivo

Al Teatro Nuovo di Verona, primo teatro ad avere riaperto in tutto il Veneto, ha debuttato lunedì 15 giugno Il muro trasparente, diario di un tennista sentimentale, spettacolo a cura di Monica Codena, Marco Ongaro e Paolo Valerio, che è anche protagonista sulla scena nel ruolo di Max, un tennista, che ci racconta della sua relazione con Claudia, ex moglie di un collega, divenuta la sua amante.

L’idea originale, ed estremamente attuale, è che la vera protagonista di questo spettacolo è una parete di plexiglas posta a proscenio che separa attore e pubblico. L’oggetto che forse più di tutti ha caratterizzato la recente fase di lockdown, ormai divenuto un’abitudine negli uffici pubblici, in banca, alle casse del supermercato, in farmacia, viene qui posto in primo piano sulla scena e diventa la principale fonte di interazione da parte dell’attore.
Max, in poco meno di un’ora e oltre 800 palleggi contro il plexiglas, ci racconta la sua storia di incontri clandestini, bugie alla moglie, intense passioni e sms senza risposta.  La sua vita sentimentale si interseca così con l’agonismo sportivo in un vero e proprio tour de force durante il quale il protagonista non smette mai di palleggiare contro la parete e l’intensità dei suoi colpi varia in base ai ricordi ed alle emozioni che via via riaffiorano nella memoria.  
Paolo Valerio ci regala una grande prova d’attore, infatti nonostante la fatica fisica e la costante concentrazione sul gioco, la sua recitazione è sempre attenta e ricca di sfumature: dalla rabbia, alla malinconia, all’euforia alla rassegnazione.
Un efficace sistema di amplificazione, che prevede l’utilizzo di cuffie wireless da parte degli spettatori, consente una perfetta resa sonora e permette di mixare voce, palleggi e una variegata selezione di musiche in cui, tra gli altri, spiccano Mina, Adriano Pappalardo e Iggy Pop.

Nonostante questo spettacolo sia uno dei rarissimi casi in cui c’è realmente una parete a proscenio, il finale prevede un vero e proprio sfondamento della “quarta parete”, poiché anche il pubblico è invitato a salire sul palcoscenico a palleggiare contro il muro, in una sorta di azione catartica contro i propri blocchi e le proprie paure.
Il muro trasparente è la conferma che anche in tempo di Covid ci può essere spazio per un teatro fisico e non solo di parola, perché, come diceva Renato Simoni, grande uomo di teatro veronese: “El teatro xe asion, benedetto, no ciacole!”.