Da giovedì 21 a domenica 24 novembre al Teatro Sociale va in scena “LA SCUOLA DELLE MOGLI”
Arturo Cirillo, nella doppia veste di attore e regista, rilegge la commedia dell’autore francese Molière
Secondo appuntamento con la Grande Prosa del Centro Servizi Culturali S. Chiara. Dopo il successo di pubblico fatto registrare con lo spettacolo inaugurale, “19 luglio 1985. Una tragedia alpina”, la Stagione prosegue con “LA SCUOLA DELLE MOGLI”, spettacolo tratto dall’omonima commedia di Molière (tradotta da Cesare Garboli), per la regia di Arturo Cirillo, in scena al Teatro Sociale di Trento da giovedì 21 a domenica 24 novembre 2019 (inizio alle ore 20.30, ad eccezione dello spettacolo domenicale previsto alle ore 16.00). Sul palco, ad affiancare lo stesso Arturo Cirillo, ci saranno Valentina Picello, Rosario Giglio, Marta Pizzigallo e Giacomo Vigentini. “La scuola delle mogli” è uno spettacolo prodotto da Marche Teatro, Teatro dell’Elfo, Teatro Stabile di Napoli.
Un uomo tradito è capace di tutto. Anche di ideare un piano per assicurarsi la fedeltà della compagna successiva che prevede di adottare una bambina orfana e crescerla senza contatto con il mondo, facendola diventare la moglie perfetta: docile, ignorante e ingenua. Quello che potrebbe essere una tragedia della gelosia diventa, tra le mani di Molière, materia per scrivere una vivace commedia che condanna le gabbie della società umana. Il napoletano Arturo Cirillo, nella doppia veste di regista e protagonista, rilegge l’opera del grande francese traducendola in uno spettacolo colorato e moderno. In una città ideale, al centro di una piazza geometrica, sorge una casa girevole in grado di farsi teatrino, rifugio e poi prigione per la giovane Agnese. Ideatore e autore di tale perversa educazione sentimentale è Arnolfo, anziano e ricco parvenu ossessionato dall’idea di controllo. Attorno a questo nucleo centrale gravitano una serie di altri personaggi, dal giovane e innamorato Orazio alla grottesca servitrice Georgette, tutti intenti a rispettare e infrangere regole sociali e imposizioni culturali, che volontariamente o meno contribuiranno a distruggere il piccolo mondo di bambola nel quale vive la ragazza. Lieve e tagliente al tempo stesso, la commedia di Molière descrive un mondo ancora attualissimo e dimostra come la natura e la libertà siano fonte di maggiore felicità rispetto agli schemi che determinano artificialmente le relazioni. «Una commedia alla Plauto che nasconde uno dei testi più moderni, contraddittori ed inquieti sul desiderio e sull’amore. Dove si dice che la natura da maggiore felicità che non le regole sociali che gli uomini si sono dati – spiega l’attore e regista Arturo Cirillo - Dove il cuore senza saperlo insegna molto di più di qualsiasi scuola. Dove Molière riesce a guardarsi senza pietismo, senza assolversi, ma anzi rappresentandosi come il più colpevole di tutti, il più spregevole (ma forse anche il più innamorato), riuscendo ancora una volta a farci ridere di noi stessi, delle nostre debolezze ed incompiutezze, della miseria di essere uomini».