Recensioni - Opera

“È ancora un sogno…”

Il Sogno di una notte di mezza estate presentato al teatro filarmonico di Verona sabato 15 dicembre non ha convinto del tutto gli ...

Il Sogno di una notte di mezza estate presentato al teatro filarmonico di Verona sabato 15 dicembre non ha convinto del tutto gli spettatori e forse nemmeno i ballerini.
La coreografia di Francesco Vetriglia, creata per il corpo di Ballo dell’Arena di Verona su musica di Mendelssohn e Purcel non presenta particolari difetti di stile, ma non appaga nemmeno completamente il gusto di chi ha sempre in mente il modello supremo, ovvero il Sogno di Balanchine nel quale peraltro il coreografo ha ballato il passo a due del II atto con Gilda Gelati nella stagione 2002-2003 della Scala di Milano.
La presenza della bellissima etoile Eleonora Abbagnato, italiana di nascita, ma francese di adozione, non è stata sfruttata come si sarebbe potuto: la sua entrata in scena nel ruolo di Titania, pareva più quella di una modella (forse dovuta agli abiti di D&G?), che quella di una ballerina, o quella di un’attrice (per chi si diletta di cinema il paragone immediato è quello con Nicole Kidman in Eyes Wide Shut o nella Bussola d’Oro). Il continuo cambio di abiti (cinque o sei in una coreografia di poco meno di un’ora!) ha tolto preziosi momenti al palcoscenico, anche se quanto visto è stato senz’altro di altissimo livello.
Oberon, interpretato da Eris Nezha, è stato un compagno ideale, anche se forse l’abbigliamento pensato per lui non era del tutto appropriato: il dorso nudo non gli donava nei passi a due e strideva al confronto con Puck, impersonato dal meraviglioso Alessandro Riga calatosi perfettamente nella parte del folletto dispettoso e pasticcione. Puliti i suoi giri, potenti i suoi salti e spiritoso in bicicletta e occhialini luminescenti.
Le coppie di amanti hanno essere comunicative, anche se poco caratterizzate: Elena avrebbe potuto essere più selvaggia ed Ermia più sdolcinata, anche se il complesso è stato gradevole. Anche il Corpo di Ballo veronese ha saputo essere all’altezza dell’impegno richiesto uomini e donne alla pari.
Belle le scene di Filippo Tonon e ricercati i numerosi costumi della Casa d’arte Fiore. Sicuramente le due cantanti, Laura Chierici e Debora Beronesi non erano al meglio delle loro possibilità, dato che da metà platea talvolta si faticava a sentirle.
Incomprensibile il pezzo affidato a Giovanni Patti per aprire la serata: quindici minuti di sofferenza per Jago, senza giungere a nessuna conclusione. Il pathos del ballerino è stato espresso appieno da una serie di gesti che si potrebbero definire più teatro-danza che balletto. Patti è riuscito chiaramente nell’intento assegnatogli dal coreografo, anche se francamente non è proprio chiaro il motivo di tale scelta “registica”.

Sonia Baccinelli sabato 15 dicembre 2007