Recensioni - Opera

A Bologna omaggio a Mascagni fra cinema muto e Cavalleria Rusticana

Al Comunale Nouveau viene proposto un interessante dittico dedicato a Pietro Mascagni con Rapsodia satanica e Cavalleria rusticana. A confronto primo e secondo cast dell'opera

Rapsodia satanica è un film muto del 1917 diretto da Nino Oxilia. La storia è una variazione della vicenda faustiana, tratta da un poema di Fausto Maria Martini del 1915.

Una anziana dama dell'alta società, Alba d'Oltrevita stipula un patto con Mefisto per riacquistare la giovinezza in cambio della quale però lei ha il divieto di innamorarsi. La pellicola di taglio liberty, decadente e dannunziana è in bianco e nero, con del virato seppia e alcuni colori aggiunti a mano. Protagonisti sono Lyda Borelli, una vera diva del cinema muto italiano dallo sguardo antico e malinconico, Ugo Bazzini un Mefisto alquanto inquietante. La colonna sonora composta da Pietro Mascagni (il primo in Italia a fare questa operazione) è suddivisa in tre movimenti (prologo, parte prima e parte seconda). Al Nouveau è stata proiettata la copia del film restaurata dalla cineteca di Bologna e la musica eseguita dal vivo.

L'Orchestra del Comunale con un organico veramente ricco (persino due musicisti sul palco a suonare le percussioni, pianoforte e celesta) è stata diretta dal maestro Carmine Pinto, che ha svolto un meticoloso lavoro di sincronizzazione, per cogliere al meglio la velocità e la durata dei segmenti. Inoltre ha valorizzato la raffinata e moderna partitura, così rigida, precisa, ricca di variazioni temporali e di leitmotiv sonori. Un risultato eccellente e affascinante che ha fatto da prologo al capolavoro operistico di Mascagni.

Per "Cavalleria Rusticana" è stato riproposto l'allestimento del 2017 con la regia di Emma Dante, ripresa brillantemente da Federico Gagliardi. Le scene di Carmine Maringola ci mostrano un palcoscenico spoglio e nero, dove vengono mosse delle strutture che vanno a formare i luoghi della storia (l'osteria, il balcone, il terrazzo, l'altare, le scalinate della chiesa). C'è poco di folkloristico, tranne i ventagli colorati del coro e il carretto siciliano di Alfio, trainato dalle danzatrici vestite come cavalli con i pennacchi, ma tanto di religioso e solenne con una drammatica processione dove Cristo trascina la croce, frustato del centurione e seguito da Maria con altre donne. Efficaci e suggestive le coreografie di Manuela Lo Sicco (tra cui il bellissimo omaggio al Compianto sul Cristo morto di Niccolò Dell’Arca), avvolgenti le luci di Cristian Zucaro, pertinenti i costumi di Vanessa Sannino.

Daniel Oren torna a dirigere l'orchestra felsinea e lo fa con una esecuzione impeccabile. Il maestro opta per una lettura scavata, lontana da eccessi veristi, ma ricca di profondità emotiva, con un'equilibrata tenuta ritmica e una lucentezza di impasti nelle varie sezioni. L'intermezzo sinfonico è sublime, sostenuto dalla morbidezza degli archi, dalla lucentezza dei fiati, dall'arpa e da un gioco di dinamiche che portano a dei pianissimi di rara fattura.

Anche il coro del Comunale guidato dal maestro Giovanni Farina trova i giusti colori e sa essere delicato ("Gli aranci olezzano"), contemplativo ("Inneggiamo il Signor non è morto") brillante ("Viva il vino spumeggiante").

Saioa Hernández ha interpretato Santuzza nel primo cast. Il soprano mostra la consueta sicurezza nel canto, sempre raffinato e gestito con cura nei fiati. La voce scorre facilmente, sostenuta da un buon volume e da una misurata presenza scenica.

Nel secondo cast ha brillato Martina Belli, fresca del debutto fiorentino nel ruolo, con una Santuzza già di riferimento. Il mezzosoprano ha sfoggiato un corposo volume vocale, ben saldo negli acuti e con un timbro squisitamente scuro, caldo e rotondo nel registro medio-basso. L'interpretazione è vibrante , dolorosa, intensa, come si evince in “Voi lo sapete, o mamma”, ma anche nei duetti e nella maledizione finale di “A te la mala Pasqua, spergiuro!”.

Roberto Aronica tratteggia un Turiddu sanguigno, passionale, temerario. Il timbro è mediterraneo, lo squillo sicuro e il registro centrale ben sostenuto negli interventi a sua disposizione. Francesco Pio Galasso (anche lui nel secondo cast) ha debuttato felicemente il ruolo di Turiddu con una buona estensione, una chiara dizione nella siciliana "O Lola, c'hai di latti la cammisa" e pregevoli sfumature in "Mamma, quel vino è generoso".

Roman Burdenko è un Alfio solido ed efficace. Convincente nell'aria "Il cavallo scalpita" con un buon fraseggio e una spigliata presenza scenica, quanto mai impavido e gelido nel duetto con Turiddu. Convincente e seducente la Lola di Nino Chikovan nello stornello "Fior di giaggiolo". Elena Zilio è un vero monumento teatrale, una straordinaria mamma Lucia, dove la voce diventa valenza espressiva e tocca vertici di grande forza drammatica. Quanto mai accorate le voci di Fanny Eszter Fogel e Martina Rinaldi (entrambe provenienti dal coro) che annunciano la morte di compare Turiddu.

Grande successo per tutto il cast, nonostante i vari posti liberi del teatro. Un vero peccato, perché la proposta era assolutamente originale e di altissima qualità.

Marco Sonaglia (Teatro Comunale Nouveau-Bologna 21/22 marzo 2026)