Recensioni - Opera

A Cremona Libby Sokolowski è una convincente Turandot

Riparte la stagione lirica al Teatro Ponchielli

Il Teatro Ponchielli continua ad affidarsi per la stagione lirica al circuito OperaLombardia, che porta in dote per l'inaugurazione la Turandot di Giacomo Puccini con la direzione orchestrale di Alessandro D'Agostini e l'orchestra I Pomeriggi musicali in buca. Completano la compagine il coro OperaLombardia e il coro di voci bianche del Teatro sociale di Como.

La regia è stata affidata al giovane vincitore di un concorso di progetti scenici che firma in toto regia, scene e costumi: Nadir Dal Grande.

Dall'ensemble del Teatro di San Gallo, in Svizzera, arriva per il secondo cast un giovane soprano drammatico, Libby Sokolowski, che interpreta la principessa di gelo. Vera sorpresa della serata, il soprano sfoggia una voce tesa e ben calibrata sia in acuto sia nei centri e affronta l'impervia parte senza paura e senza timori reverenziali, con un piglio convincente e magnetico. Il lavoro di attrice è ottimo, la presenza scenica rimarchevole, la voce assolutamente a posto. Ha letteralmente salvato la serata.

Per il resto il cast è risultato alquanto disomogeneo. Spiccano i tre ministri, ed è tutto dire: il Ping di Paolo Ingrasciotta, il Pong di Giacomo Leone e il Pang di Giulio Putrino. Se la cavano bene con vocalità corrette e sorvegliate, oltre a una buona verve scenica. Recitano, cantano e si divertono, insomma sostanzialmente funzionano. Una menzione anche all'Altoum di Gerardo Dell'Affetto, dalla linea di canto omogenea e convincente.

Il resto purtroppo non brilla: corretti ma inespressivi sia il Calaf di Eduardo Niave, particolarmente fermo e impacciato scenicamente, sia la Liù di Songha Lee, a cui la protagonista ruba la scena anche stando in silenzio. Non pervenuto il Timur di Baopeng Wang. Scolastico il Mandarino di Francesco La Gattuta.

Corretta la direzione di Alessandro D'Agostini, che ha avuto il suo daffare a seguire i cantanti. Il coro OperaLombardia dà il suo meglio nel primo atto, mentre pare affaticato e in difficoltà nell'ultimo, peraltro tagliato in quanto si è deciso di interrompere l'opera nel punto in cui Puccini era arrivato prima della morte.

La regia gioca sulle tinte scure in un palco quasi vuoto. Ci sono diverse ingenuità e una lettura sostanzialmente simbolica che assomma stilemi per lo più già visti.

Molti applausi da parte del pubblico.

Raffaello Malesci (domenica 4 ottobre 2026)