Allo Sferisterio di Macerata si apre la sessantaduesima stagione lirica con il Nabucco di Giuseppe Verdi, assente in arena dal 2013
Un nuovo allestimento in coproduzione con la Fondazione Pergolesi Spontini.
La regia è di Paul-Émile Fourny che vede l'opera in questo modo: "La forza del Nabucco risiede nella sua decisa dichiarazione del confronto tra individui e nazioni. E poi c'è la scrittura e tutte le lingue che creano l'impossibilità di comprendersi a vicenda e inducono i popoli a un'incomprensione che lo spinge inevitabilmente verso il separatismo e il conflitto. È una storia come la torre di Babele".
Fourny immagina tutto come "una terra arida e deserta, l'aria, il vento e il mare", praticamente gli elementi della creazione del mondo. Le scene curate dal sempre valido Benito Leonori ci mostrano sullo sfondo Gerusalemme con il suo imponente muro e grossi blocchi di pietra disintegrati che vengono spostati a mano per creare ambienti diversi, tra cui la suggestiva porta di Ištar (l'ottava porta monumentale della città interna di Babilonia, nell'antica Mesopotamia) adornata di blu e di oro.
Raffinati e di grande impatto i video di Mario Spinaci di cui vanno citati il crollo delle mura nel momento in cui Nabucco si autoproclama re, le acque del Giordano prima così delicate e poi mosse, mentre dei ballerini (ottime le coreografie di Giorgia Leonardi) sembrano riecheggiare i tanti, troppi cadaveri di chi cerca un futuro migliore in terra straniera. Efficaci e calibrate le luci di Ludovico Gobbi, come i costumi di Giovanna Fiorentini in bilico tra antico e moderno.
Alla guida della FORM-Orchestra Filarmonica Marchigiana il maestro Fabrizio Maria Carminati che ritorna a Macerata dopo i successi di "Norma" e di "Macbeth". Una direzione sicura, rigogliosa, tesa a sottolineare l'anima risorgimentale, ma anche quella più belcantistica della partitura, senza cadere mai nel bandistico, come capita spesso con il primo Verdi. I tempi sono corretti, bilanciate le dinamiche e le voci seguite con attenzione.
Valido anche il Complesso di palcoscenico AMS – Helvia Recina Ensemble. Di livello la prova del Coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” nei tanti momenti a disposizione, diretto con cura dal maestro Christian Starinieri. Potente nell'iniziale "Gli arredi festivi", ben amalgamato nei Leviti al secondo atto, dolente nel celebre "Va, pensiero".
Nabucco era il baritono mongolo Ariunbaatar Ganbaatar, una delle rivelazioni degli ultimi anni. Una voce solida, estesa, proiettata, ricca di armonici, con una dizione impeccabile e una credibile presenza scenica. Si è fatto ben valere nelle scene d'insieme, ma soprattutto nell'impegnativa aria "Dio di Giuda" cesellata con classe e nella combattiva cabaletta "Cadran, cadranno i perfidi".
Abigaille era interpretata da Anastasia Bartoli. Il soprano ci ha offerto una prova di livello, la voce è importante, ben gestita, come nella pregevole l'aria "Anch'io dischiuso un giorno", seguita dalla cabaletta "Salgo già del trono aurato", anche se è mancato quel piglio guerresco, quella spericolatezza che richiede il personaggio, lasciando un'impronta più rossiniana e meno verdiana.
Felice debutto nell'impervio ruolo di Zaccaria per il basso Alberto Comes. Voce profonda con una bella cavata che si estende in alto con sicurezza. Sa essere solenne e toccante nella "Preghiera Vieni, o Levita - Tu sul labbro de' veggenti", ieratico nella profezia "Oh, chi piange? - Del futuro nel buio". Inoltre affronta il ruolo con credibilità, anche nella recitazione fatta di gesti stanchi e zoppicanti.
Abituata a frequentare il repertorio di Rossini, Laura Verrecchia non ha affatto deluso come Fenena, merito di una voce brunita, che sa piegare a sfumature sia nel terzetto “Io t’amava”, che nella preghiera "Oh, dischiuso è il firmamento". Alessandro Scotto di Luzio interpreta un appassionato Ismaele, corretto vocalmente. Completavano il cast il valido Renzo Ran (Gran Sacerdote di Belo), la delicata Anna di Alessia Camarin, il sonoro Abdallo di Simone Fenotti.
Arena sold out, pubblico tirato a lucido per la prima, grande successo, ovazioni per la Bartoli e soprattutto per un Nabucco che grida pace in questi tempi bui.
Marco Sonaglia (Sferisterio-Macerata 17 luglio 2026)