Ottimo nel complesso il cast vocale
Il secondo titolo in cartellone per il Macerata Opera Festival 2026 è "Il barbiere di Siviglia" del conterraneo Gioacchino Rossini. Viene ripreso l'allestimento del 2022, con qualche divertente novità.
La regia di Daniele Menghini (che recentemente ha vinto il prestigioso premio Abbiati 2026) è quanto mai bizzarra, fantasiosa e attualizzata a questi tempi così sociopatici. La vicenda è ambientata in un reality show per coppie, una sorta di Temptation Island. Figaro è il presentatore a caccia di scoop, Rosina una povera vittima che saprà riscattarsi nel finale dell'opera, Bartolo un chirurgo che fa iniezioni di botulino, Basilio impartisce lezioni di rock, Almaviva è un giovanotto timido che si trasforma in un figlio dei fiori.
Davide Signorini cura le scene sfruttando al meglio gli amici spazi dell'arena. C'è il grande studio televisivo con due schermi ai lati che sottolineano gli sguardi dei protagonisti e quasi isolata, la casa fashion di Rosina, collegata da una vertiginosa scala. Le luci di Simone De Angelis e i video di Stefano Teodori amplificano ulteriormente ogni singolo dettaglio. Nika Campisi con i costumi da libero sfogo alla sua fantasia pop con una predilezione al rosa.
Sul palco c'è di tutto da Arlecchino ad un gigantesco coniglio di peluche ed il finale del primo atto diventa un'orgia visiva veramente impegnativa da seguire. Come nuovo elemento di questa ripresa è da segnalare la spassosa presenza di Valentina Anzani, una influencer appassionata di lirica, che cerca maldestramente di raccontare la vicenda al pubblico.
Il maestro Jacopo Brusa (che ha sostituito tempestivamente il collega Gianluca Martinenghi) guida la FORM – Orchestra Filarmonica Marchigiana con leggerezza, con buoni guizzi, senza strafare in tempi eccessivamente veloci, mettendo comunque in risalto i famosi crescendi rossiniani ed un giusto equilibrio tra buca e palcoscenico. Preciso e compatto il coro Lirico Marchigiano “Vincenzo Bellini” diretto dal maestro Christian Starinieri.
Grisha Martirosyan è un Figaro brillante, energico, dalla voce chiara, che scorre sicura negli acuti con guizzo nei recitativi, anche se il volume risulta debole e non pienamente proiettato. La cavatina "Largo al factotum" ovviamente conquista il pubblico, come la simpatia del suo personaggio.
Marco Filippo Romano sa cogliere tutta l'essenza del verbo rossiniano e lo fa con il suo straordinario Don Bartolo (recita cento novantasei) da mettere nell'olimpo insieme ai grandi buffi del passato. La recitazione è perfetta, la voce salda, il fraseggio scolpito, con un'attenzione maniacale sulla parola, quanto mai sciolti i sillabati sia nell'aria "A un dottor della mia sorte" che nell'arietta "Quando mi sei vicina" dove veste i panni di un improbabile Al Bano che scambia Rosina con Romina.
Riccardo Fassi è un Don Basilio dalla voce corposa e cavernosa che nella celebre "Calunnia" mostra una vasta estensione unita ad una recitazione alquanto efficace.
Ruzil Gatin convince pienamente come Conte d’Almaviva grazie ad una voce limpida buone colorature, brillanti accenti, pregevoli mezzevoci e ottima proiezione. La cavatina "Ecco, ridente in cielo" viene inspiegabilmente buata da una parte del pubblico che evidentemente non gradiva lo spettacolo e se l'è presa con questo valido tenore.
Raffaella Lupinacci è una splendida Rosina. Timbro dorato, corposo, uniforme. Il canto è fluido, svettante nelle agilità, sia nella cavatina "Una voce poco fa", che nell'aria "Contro un cor che accende amore". L'interpretazione è squisitamente delicata, briosa, leggiadra.
Un vero ciclone è la Berta di Giulia Mazzola che con voce squillante, buon fraseggio, interessanti colori, affronta con sicurezza i do nel concertato del primo atto e l'aria "Il vecchiotto cerca moglie". Valido il resto del cast con il vivace Fiorello di Valerio Morelli, l'Ambrogio ben recitato di Marco Caudera e Davide Filipponi (Un ufficiale).
Altro sold out e lunghi applausi per i protagonisti.
Marco Sonaglia (Sferisterio-Macerata 18 luglio 2026)