Recensioni - Opera

A Pesaro ritorna per la quinta volta L'Occasione fa il ladro

Lo storico allestimento (regia, scene, costumi) firmato da Jean-Pierre Ponnelle nel 1987, (replicato nel 1989, 1996, 2013), ripreso per l'occasione da Sonja Frisell

Il secondo titolo in cartellone al Rossini Opera Festival 2026 è "L'occasione fa il ladro" (ossia il cambio della valigia), burletta per musica o farsa in un atto, con il libretto di Luigi Prividali, tratto dal vaudeville "Le prétendu par hasard", ou L'occasion fait le larron (1810) di Eugène Scribe.

Deliziosa l'idea di fare entrare in scena il servo Martino che consegna la partitura al direttore d'orchestra e ai cantanti. Salirà poi sul palco durante l'ouverture con la valigia, che aprendola scatenerà un'esplosione seguita dal temporale, con i macchinisti intenti a costruire prima la locanda di campagna e poi l'interno dell'appartamento della Marchesa dai colori pastello, adornato di quadri, vetrate e tendaggi. Belli e garbati i costumi, alquanto raffinate le luci di Fabio Rossi.

Alessandro Bonato dirige l'Orchestra Sinfonica G. Rossini con la consueta bravura. Il maestro è una bacchetta sicura che sa gestire con eleganza, tondezza, giusti colori, il magma rossiniano, senza perdere quella vitalità tipica del compositore pesarese e l'attenzione alle voci sul palcoscenico. La Rossini risponde bene con un suono preciso e avvolgente, a cui si aggiunge il pregevole accompagnamento dei recitativi con il fortepiano di Giulio Zappa e il violoncello al continuo di Jacopo Muratori.

Il cast molto giovane, scelto con attenzione, è stato alquanto efficace.

Il protagonista principale è Don Parmenione, interpretato da Matteo Mancini. Il giovane baritono ha una voce ancora chiara, che però scorre sonora come dimostra nell'aria “Che sorte, che accidente”, aiutata anche da una precisa dizione e da una imponente presenza scenica.

Damiana Mizzi è una delicata Berenice che si muove bene in scena, musicalmente sicura, con una voce da soprano leggero che sa usare con morbidezza e rotondità, senza tralasciare gli impegnativi virtuosismi e i taglienti sovracuti nell'aria "Voi la sposa pretendete".

Dave Monaco è sempre di più un tenore rossiniano, come dimostra il suo Conte Alberto. Voce limpida che fraseggia con intensità e con rifinite smorzature. Le agilità hanno una buona fluidità e gli acuti suonano robusti e ricchi di squillo, soprattutto nella grande aria “D’ogni più sacro impegno”.

Giuseppe Toia è un ottimo Martino, che in questo allestimento sembra un Leporello mozartiano. Bravo nella brillante recitazione, nel porgere i recitativi, oltre alla voce piena e di bel colore che si fa apprezzare nell’aria “Il mio padrone è un uomo”.

Pienamente caratterizzata l'Ernestina di Martiniana Antonie con una bella linea di canto e una voce sempre ben presente. Spassoso il Don Eusebio del bravo Manuel Amati, sorretto da una voce chiara che emerge nel quintetto "Quel gentil, quel vago oggetto" e da una mimica quanto mai trascinante.

Vivo successo per tutti i protagonisti e per questo gioellino del Rof, che il tempo sembra non scalfire la sua lucentezza.

Marco Sonaglia (Teatro Rossini-Pesaro 15 agosto 2026)