Funziona l’Aida di Verdi nella splendida cornice del Circo massimo di Roma. Ottima prova dei solisti. Spettacolare la regia
All'arrivo al Circo Massimo abbiamo subito intravisto la bella scenografia e notato una buona presenza di pubblico anche se non c’è stato il tutto esaurito. La scenografia, a cura di Giò Forma, consiste fondamentalmente in una quinta mobile a delimitare il proscenio, costituita da uno schermo semitrasparente che proietta immagini e fondali di vario genere. A seconda dei momenti la quinta viene sollevata per mostrare il resto del palco, in cui si notano un canapè molto stilizzato e un monolito centrale con uno sfondo aperto. Sia il monolito che lo sfondo cambiano in funzione delle situazioni, in una sequenza di colori vivaci, tra cui oro, rosso, verde, bianco ed immagini animate. Il tutto valorizzato dal gioco delle luci, a cura di Fiammetta Baldiserri. I video proiettati sono a cura di D-WOK.
Nel complesso una scenografia che per i primi due atti punta a rendere la scena smagliante, spettacolare, ricca e fastosa, con effetti davvero belli, come il fondale dorato con geroglifici nelle scene del finale del II atto o le atmosfere cupe e misteriose del tempio. Nelle scene di gelosia di Amneris il fondale si trasforma in una rappresentazione di serpi che si intrecciano tra loro, come in un orologio meccanico, con grande effetto visivo. Nel terzo e nel quarto atto invece, le scene si tingono di colori più cupi e descrivono atmosfere più intimiste e drammatiche, nei toni del blu scuro, del verde scuro, del rosso intenso, con paesaggi desertici e cieli tempestosi. La cupezza si risolve in un liberatorio bianco puro nella scena finale quando Radames e Aida sembrano quasi dirigersi nell'Ade, tenendosi mano nella mano.
I costumi, a cura di Gianluca Falaschi, sono molto belli e spettacolari, soprattutto quelli femminili e quelli del corpo di ballo. Hanno una foggia stilizzata ma chiaramente basata sulla tradizione.
A completare il quadro generale, la regia di Davide Livermore restituisce un’Aida davvero azzeccata, saldamente tradizionale e solida nell’impianto, ma con elementi di grande modernità. Si è percepito molto lo iato tra i primi due atti ed i seguenti due, dovuto alle drammatiche vicende che coinvolgono i protagonisti. Da un’atmosfera di grande giubilo e pubblica festa per il favorevole esito della guerra, ad una discesa sempre più drammatica e dolorosa nell’intimo dei protagonisti dell’opera per le conseguenze del triangolo amoroso tra Radamès, Amneris e Aida.
Passando agli interpreti, hanno sicuramente trionfato su tutti i tre protagonisti, Aida (Yolanda Auyanet), Amneris (Valentina Pernozzoli) e Radamès (Ivan Magrì), che hanno dato una grande prova artistica. Presenza scenica, estensione, precisione e potenza vocale, recitazione ed espressività. Va ricordato che alla destra e alla sinistra del palco due megaschermi hanno ripreso i cantanti in primissimo piano durante tutto lo spettacolo, evidenziando quindi anche le più piccole espressioni del viso. Dato il luogo i cantanti e l’orchestra sono stati amplificati.
Ci sono particolarmente piaciuti la romanza Celeste Aida di Radamès, il duetto Quale insolita gioia (Amneris e Radamès), la scena d’insieme Su! del Nilo al sacro lido, il finale del II atto con l’inno Gloria all’Egitto, la Marcia Trionfale, con le trombe egiziane: davvero spettacolare, con i fondali colorati di oro splendente e decorati da geroglifici luminosi. Tra gli altri brani da ricordare segnaliamo il duetto tra Amonasro e Aida Rivedrai le foreste imbalsamate e il duetto finale Morir! sì pura e bella! (Radamès, Aida).
Anche il coro, sotto la direzione di Ciro Visco, è stato uno dei protagonisti dell’opera, soprattutto nei primi due atti, con momenti che hanno conquistato il pubblico. Una menzione speciale va dedicata ai balletti, che in questa partitura sono numerosi e complessi. Davvero brave le protagoniste, con coreografie curate sempre da Davide Livermore. Hanno simulato scene di battaglia, turbinosi movimenti sul palco e passi di danza spettacolari. Un importante contributo alla riuscita dello spettacolo.
La direzione orchestrale, affidata al Maestro Daniele Callegari, resta saldamente nel solco della tradizione verdiana, senza particolari innovazioni. Una conduzione solida e tradizionale, supportata dalla bravura esecutiva degli orchestrali dell'Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma. La differenza di atmosfere tra i primi due ed i secondi due atti è stata resa in modo marcato ma sempre con misura, in un percorso che dai fasti iniziali porta i protagonisti in una spirale sempre più drammatica.
Aida è sicuramente un’opera che presta il fianco alla spettacolarità, ma anche al sentimento intimista ed esplora le estreme conseguenze della dinamica amorosa del più classico triangolo amoroso. È sempre un piacere rivederla, ed anche questa volta queste aspettative non sono state tradite. Gli applausi a scena aperta e il lungo applauso finale hanno testimoniato l’apprezzamento del pubblico. La bravura di esecutori e cantanti ci ha fatto (quasi) dimenticare la calura insistente di Roma a luglio al Circo Massimo.