Recensioni - Opera

A Torino restano iconiche le Carmelitane di Robert Carsen

Cast efficace e ben selezionato

Elaborata in un periodo di particolare difficoltà nella vita di F. Poulenc, Dialogues des Carmélites è opera estremamente singolare nel teatro musicale novecentesco in quanto la sua scansione drammaturgica non sembra concedere nulla alla narrazione, concentrandosi piuttosto sulla più diversificata e profonda percezione di alcuni tra i temi più insondabili della nostra esistenza.

Ispirata da un romanzo di Gertrud von Le Fort dal titolo Die Letzte am Schafott ("L'ultima al patibolo", 1931) e da un testo di G. Bernanos (nato quale sceneggiatura per un film che non vide poi mai la luce e successivamente pubblicata postuma) la trama si basa su di un fatto di cronaca avvenuto durante la Rivoluzione Francese nel luglio 1794 quando sedici carmelitane del convento di Compiègne vennero ghigliottinate nell’attuale Place de la Concorde di Parigi.

La matrice storica narrativa non costituisce però il tessuto principale della partitura che trasuda altresì di un’intensa spiritualità ed il cui potente messaggio, ben lungi dal rimanere ristretto appannaggio di un’interpretazione cattolica, riguarda, oggi come allora, ogni tempo ed ogni religione, concentrando la sua attenzione su temi che l’uomo sempre più spesso rifiuta di riconoscere ed accettare. La paura della morte, l’orgoglio di una presunta coscienza di sé, la consapevolezza dell’esistenza di un limite di fronte al quale ogni nostra reazione è un mistero innervano l’intera partitura che vive di una continua prosodia intervallata da slanci melodici, declamati e interminabili silenzi. Lo spazio dato a quest’ultimo elemento, visto quale immenso crogiolo di ogni tacita espressione emotiva, diventa così assai rilevante e conosce spesso la stessa imponenza della nota scritta (morte di Blanche). La narrazione passa così, attraverso l’esperienza delle religiose, da un vissuto ad un altro, rivelandosi a tutto tondo attraverso le loro angosce, contrasti, contraddizioni.

Il teatro Regio di Torino, ancora una volta fedele ad una programmazione in cui la qualità del contenuto sembra avere il sopravvento su quello della confezione, sceglie di presentare l’opera al suo pubblico ospitando la celeberrima produzione creata da Robert Carsen (qui ripresa da Christophe Gayral) nel 1997 per la Dutch National Opera & Ballet di Amsterdam che forse più di tutte ha contribuito, per la sua totale aderenza al dramma, al felice momento esecutivo che la partitura sta vivendo.

Disperse in uno spazio nero, in cui i soli spot luminosi indicano virtualmente una via e ritagliano forme geometriche che racchiudono, isolano, sezionano, le figure femminili esposte ad una società brada e violenta ricercano la loro essenza attraverso un gioco di movimenti asciutto ed essenziale in cui la partitura va a sposarsi perfettamente con una scansione spaziale dalla glaciale e lancinante efficacia e dove il movimento del corpo diventa pura essenza, spiritualità, preghiera (“Salve Regina”).

Molto ben scelto il cast impegnato in palcoscenico.

Ekaterina Bakanova sfoggiava quale Blanche de La Force una vocalità totalmente priva di protagonismo ma votata al personaggio attraverso una lettura attenta e sofferta di ogni sua intima piaga interiore. Alla ricerca di un'espressività totale dove la voce giunga a passare dall’innovazione al declamato senza soluzione di continuità, Sylvie Brunet-Grupposo inchiodava Madame de Croissy alla sua tormentata 'Passione', attraverso un uso del suo strumento scolpito quanto tagliente.

Determinata e matura nelle sue scelte la Mère Marie de l'Incarnation tratteggiata dalla bella vocalità di Antoinette Dennefeld colpiva per la dolce sensibilità espressiva unita ad una presenza scenica tanto impattante quanto emozionale.

Al servizio di una regola che non la avvilisce ma anzi ne esalta lo spirito la Sœur Constance de Saint-Denis conosceva grazie alla lettura di Francesca Pia Vitale una sua centralità teatralmente convincente. Interessante l'interpretazione di Sally Matthews per il non facile carattere di Madame Lidoine come per tratto espressivo e bella vocalità i ritratti de Le Chevalier de La Force, cesellato con cura da Valentin Thill, e del Marquis de La Force di Jean-François Lapointe che conoscevano momenti di intensa espressività.

Attento il resto del cast: Lorrie Garcia (Mère Jeanne de l'Enfant Jésus), Martina Myskohlid (Sœur Mathilde), Krystian Adam (Il cappellano del Carmelo), Isaac Galán (Il carceriere e Secondo commissario), Roberto Accurso (Un ufficiale e Thierry), Matthieu Justine (Primo commissario) e Eduardo Martínez (Monsieur Javelinot).

Molto bene il Coro del Teatro Regio diretto da Gea Garatti Ansini e l'orchestra guidata da Yves Abel, che ben dominava la partitura equilibrandone la densità.

Teatro gremito e successo pieno per tutti gli interpreti ed il Direttore.

Torino, 31/03/2026