Recensioni - Opera

A Venezia il raro Enrico di Borgogna di Gaetano Donizetti

La stagione della Fenice dopo Ottone in villa di Vivaldi, prosegue l'operazione di riscoperta di alcune opere poco frequentate

Questa volta al teatro Malibran arriva "Enrico di Borgogna”, la prima opera rappresentata di Gaetano Donizetti (la prima ad essere composta è "Il Pigmalione") con il libretto dell'impresario Bartolomeo Merelli (l'uomo che portò Giuseppe Verdi al successo). All'epoca riscosse un buon successo, considerando che il compositore aveva solamente ventuno anni, nonostante la partitura sia ancora acerba, intrisa della musica di Rossini e Mayr.

Dopo quasi duecento anni di assenza, venne eseguita al festival Donizetti di Bergamo nel 2018. Lo stesso allestimento viene riproposto con la regia di Silvia Paoli. Uno spettacolo frizzante, una sorta di teatro nel teatro che omaggia la burrascosa prima del 14 novembre 1818 al teatro S.Luca di Venezia. Il palco ha le stesse sembianze e poggia su una pedana rotante che svela anche tutto quello che succede dietro le quinte.

Le colorate scene di Andrea Belli, con i fondali dipinti che rappresentano i vari ambienti dai boschi della Borgogna agli interni del palazzo sono valorizzate dal raffinato lighting Design di Fiametta Baldiserri e si respira un'atmosfera quasi fiabesca, che ricorda l'affascinante mondo delle marionette. Ottimi anche i costumi settecenteschi di Valeria Donata Bettella, che però nel coro strizzano l'occhio ai futuri moti carbonari del 1821.

Il maestro Corrado Rovaris guida con precisione l'Orchestra della Fenice, mettendo in risalto le dinamiche, con un suono pulito, brillante, energico, a sostegno delle linee melodiche, senza perdere mai di vista il rapporto buca-palcoscenico. Gli interventi del coro (tutto al maschile) diretto dal maestro Alfonso Caiani sono stati puntuali ed efficaci.

Teresa Iervolino nel ruolo en travesti di Enrico convince pienamente. Un'ottima prova vocale sostenuta da una tecnica solida, con grande sicurezza nelle agilità. Il timbro ambrato, pastoso, sempre ben emesso e proiettato sin dalla cavatina iniziale "Care aurette che spiegate". Molto convincenti i duetti e soprattutto il rondò "Mentre mi brilli intorno” chiuso con un potente do. Anche scenicamente è completamente a suo agio e immersa nella forza del proprio personaggio.

Giuseppina Bridelli si conferma cantante raffinata che passa dal barocco ad altri repertori sempre con felici risultati. La sua Elisa ha una linea di canto omogenea che le consente di donare espressività al fraseggio e facilità nelle salite in acuto in "Io vorrei con lieti accenti" e "Nell'eccesso del tormento". Brava anche a sottolineare le varie sfaccettature umorali con delicata recitazione.

Dave Monaco oramai è uno dei giovani tenori di riferimento, come conferma il suo terzo posto al prestigioso concorso Operalia. Interpreta Guido con voce dolce, melodiosa, elegante, sfruttando la sua tessitura con buona musicalità, con facili agilità e una pronuncia sempre ben scandita. Risolve senza incertezze la tremenda e impegnativa aria "Incerta smarrita".

Omar Montanari nella parte di Gilberto è quanto mai perfetto. La voce corposa si unisce ad una verve comica, sostenuta da una mimica eccellente, come si coglie nell'aria "È la donna un gran volume" al secondo atto. Christian Collia è Pietro. Molto sicuro attorialmente, la sua prova vocale è in crescendo, pur con qualche incertezza nell'emissione e un timbro molto chiaro non sempre bene a fuoco. Completavano il cast i validi Giuseppe Toia, (Brunone), Nicola Pamio (Nicola) e la brava Chiara Notarnicola (Geltrude) sempre corretta vocalmente ed espressiva scenicamente.

Vivo successo per questa riscoperta donizettiana, con vette di applausi per Iervolino, Monaco, Bridelli e Montanari.

Marco Sonaglia (Teatro Malibran-Venezia 12 giugno 2026)