Non c'è opera che rappresenta l'Arena come l'Aida di Giuseppe Verdi, specialmente in questo allestimento così sontuoso, maestoso, diciamolo pure faraonico
Franco Zeffirelli creò delle scenografie imponenti con una grande piramide d'oro rotante sui quattro lati al centro della scena che muta in base all'azione, dove appare anche la gigantesca statua del dio Fthà. Un Egitto lussuoso, immaginifico, dove non mancano le sfingi, le sculture ad altorilievo, gli dei, stendardi, ventagli di piume, con un trionfo di rosso e turchese nella grande scena del secondo atto. Ma Zeffirelli riesce anche a creare un'atmosfera raccolta, quasi magica nel terzo e quarto atto con pochissimi elementi e perfette luci calibrate di Paolo Mazzoni.
Di altissimo livello i ricercati costumi di Anna Anni, altrettanto valide le coreografie di Vladimiri Vasiliev (coordinatore del corpo di allo areniano è Gaetano Petrosino) con gli applauditi primi ballerini Eleana Andreoudi e Ionuţ-Andrei Diniţă. Tea Bajk ha ricoperto il ruolo di Akmen (ideato da Zeffirelli nel 2002 appositamente per Carla Fracci), uno spirito guida che accompagna i protagonisti dell’opera.
Alla guida dell'Orchestra Fondazione Arena di Verona il maestro Francesco Ommassini. Una direzione misurata, espressiva, precisa, con tempi dilatati che valorizzano di più le parti intimistiche e drammatiche, che quelle pompose e belliche. Nel complesso il suono orchestrale è omogeneo, si apprezzano i delicati archi nel preludio, la sezione fiati e le percussioni. Sugli scudi come sempre il Coro, diretto dal maestro Roberto Gabbiani, che sa essere solido, incisivo, ma anche solenne, raccolto e vellutato.
Aida era Aleksandra Kurzak. Il soprano affronta con sicurezza questo ruolo impegnativo, mostrando volume, estensione, uniformità nei registri, una tecnica solida con pregevoli legati e filati. Di grande intensità la romanza “O cieli azzurri” dove sfoggia mezzevoci e un sicuro do finale, come riusciti sono i vari duetti uniti ad una recitazione sempre credibile.
SeokJong Baek al suo debutto in Arena, non ha deluso. Un Radamès dalla dizione chiara, con lo squillo facile, di volume e ben proiettato, che cerca di piegare la voce con delle buone sfumature. Al netto di qualche tensione nell'emissione e di una interpretazione abbastanza generica, segnaliamo una "Celeste Aida" chiusa senza smorzature con un lungo acuto esibito.
Clémentine Margaine domina la scena con la sua interpretazione di Amneris. Il mezzosoprano oramai è una garanzia in questi ruoli, in quanto possiede una voce torrenziale, bella, estesa, potente, corposa nelle sonorità scure, decisa in acuto, che scorre nell'Arena senza perdere colore e smalto, riuscendo ad essere rabbiosa nella scena del giudizio, dolente nel tragico finale.
Youngjun Park si conferma come uno dei baritoni più interessanti. Il suo Amonasro ha imponente presenza scenica, voce pastosa, timbro interessante, con un valido e attento fraseggio che mette al servizio della parola verdiana.
Alexander Vinogradov era un Ramfis ieratico dalla voce calda, profonda, avvolgente. Abramo Rosalen interpretava il Re con il consueto timbro nobile e brunito. Completavano il cast lo squillante messaggero di Carlo Bosi, l'ottima sacerdotessa di Francesca Maionchi.
Arena completamente sold out che ha accolto con applausi festosi i protagonisti, in modo particolare per Kurzak, Margaine, Park.
Una serata particolarmente calda, illuminata da una grande luna piena e dall'eterna musica di Verdi.
Marco Sonaglia (Arena-Verona 30 luglio 2026)