Ottimo cast con Roberto Alagna, Anna Pirozzi e Mariangela Sicilia. Sul podio Nicola Luisotti
Alla Scala torna la "Turandot" di Puccini, nel centenario della sua prima rappresentazione.
Viene proposto l'allestimento del 2024 con la regia di Davide Livermore (ripresa da Laura Galmarini) che vede l'opera come "Un universo inventato, ma con alcuni tratti riconoscibili, stampe cinesi e altri elementi che richiamano una modernità asiatica, cercando di coglierne il senso di sospeso, spiritico e fantasmagorico.
Le scene curate da Elena Peronetti, Paolo Gep Cucco, Davide Livermore ci mostrano una Pechino grigia, lugubre, dei bassifondi, che sembra provenire da un film di Wong Kar Wai, con l'hotel Amour frequentato da prostitute. Una lunga scalinata rappresenta la reggia e Turandot scende dall'alto di una pedana, dove riposa in un giaciglio di petali rossi ai piedi di un grande acero. Una mastodontica sfera domina il palcoscenico, arricchita dai video realizzati di D-Wok, che ci sottolineano i momenti chiavi della vicenda attraverso colori ed immagini, compreso il ritratto di Puccini nel momento della morte di Liù. Inoltre ci sono un numero elevato di comparse, ballerini, figuranti ricchi di simbolismi come il cavallo che scalpita (formato da persone) o le cicogne che vengono fatte volare manualmente. Ottime e di grande impatto le luci di Antonio Castro, sontuosi e pieni di dettagli i costumi Mariana Fracasso.
Il maestro Nicola Luisotti guida l'Orchestra del teatro la Scala con grande classe e sicurezza, scavando a fondo nelle agogiche della partitura pucciniana. Il risultato è una tavolozza di colori affascinanti, dove mette bene il risalto il senso del dramma e del pathos, sia nel corpo, che nel volume, senza tralasciare le atmosfere più rarefatte e liriche, intrise di una candida morbidezza. Sublime e ricco di sfumature il coro preparato magistralmente da Alberto Malazzi, che sa essere delicato in “Là sui monti dell’Est” (dove si avvale delle voci bianche dirette da Marco De Gasperi) austero, dissonante, profondo.
La principessa Turandot era interpretata dal soprano Anna Pirozzi che torna in Scala dopo troppi anni di assenza. La voce come metallo lucente scorre ampia, omogenea nei registri, ricca di armonici e con gli acuti svettanti. Tratteggia le complesse sfaccettature del personaggio con un'interpretazione scenica fatta di sguardi e gesti veramente incisiva.
Il Principe Ignoto (Calaf) trova in Roberto Alagna il giusto interprete. Il tenore con una carriera oramai quarantennale oltre ad essere spigliato in scena, possiede una voce piena e timbrata, che al netto di qualche segno di stanchezza nella scena degli enigmi, sfoggia nel celebre "Nessun dorma" un solido acuto finale.
Delicata e struggente la Liù di una straordinaria Mariangela Sicilia. Una linea di canto ricca di preziose mezze voci, trasognate filature, fraseggio dolcissimo, mirabile legato, sia nella romanza "Signore, ascolta!", che nella bellissima aria "Tu che di gel sei cinta".
Riccardo Zanellato è un Timur scuro, cavernoso, intenso e appassionato. Gregory Bonfatti un preciso e regale imperatore Altoum. Amalgamato, con le voci ben emesse e in questa regia particolarmente bricconesco, il trio Ping (Biagio Pizzuti), Pang (Paolo Antognetti) e Pong (Francesco Pittari). Squillante Alberto Petricca (Un Mandarino), corretti Haiyang Guo (Il principino di Persia), le due ancelle interpretate da Silvia Spruzzola e Vittoria Vimercati (entrambe provenienti dal coro scaligero).
Teatro gremito in ogni ordine e generoso di applausi per tutto il cast, con grandi ovazioni per Mariangela Sicilia.
Marco Sonaglia (Teatro alla Scala-Milano 18 aprile 2026)