Recensioni - Opera

Arena esaurita per l'Aida con Anna Netrebko

Non è una serata come tutte le altre, in Arena. Entusiasmo, eccitazione ed euforia traspaiono dai volti degli spettatori che prendono posto nel grembo e sugli spalti dell’Anfiteatro

C’è Aida e c’è lei: Anna Netrebko, per la prima ed unica presenza stagionale al 103° Arena di Verona Opera Festival 2026. Inevitabile il sold out, annunciato dall’ufficio stampa di Fondazione Arena attraverso un comunicato emesso due giorni prima dello spettacolo.

Viene riproposto l’allestimento di Franco Zeffirelli che, impegnato nella duplice veste di regista e scenografo, esordì nel giugno 2002 con questa produzione rimasta nel cuore dell’internazionale pubblico areniano. La famosa piramide gigante, che mostra le sue diverse facce a seconda delle circostanze, occupa quasi l’intero palcoscenico. Raffinati i costumi di Anna Anni, eleganti, esemplificativi del contesto egiziano.

Anna Netrebko raccoglie le ovazioni del pubblico, conquistato da un canto che riesce a comunicare la gamma di emozioni vissute dalla sua Aida, raccontate attraverso fraseggi ben curati. L’aria “Numi, pietà del mio soffrir!” è la disperata supplica che l’interpretazione tecnica dell’artista trasforma in una palpitante preghiera che penetra nell’animo dello spettatore che si schiera, inconsapevolmente, dalla parte della sfortunata protagonista. Incantevole il duetto del terzo atto “Ciel! mio padre”, che Netrebko intona con Ludovic Tézier, preceduto da un’altra perla, la romanza “O patria mia”. La Netrebko non si limita a ben cantare, ma dipinge in musica le tinte dei vari sentimenti che accomunano le trame dell’esistenza di ciascun individuo.

Nel ruolo di Radamès il tenore Yusif Eyvazov che offre, come d’abitudine, una prestazione convincente. Alla potenza vocale, orgogliosamente ostentata in svariati passi, si affianca una recitazione ben congegnata. La massa orchestrale non travolge mai Eyvazov, che riconosce quando è il caso di osare (“Celeste Aida”), e quando invece occorre che a prevalere sia il contenuto del testo che va declamato con delicatezza espressiva. Un esempio in tal senso è “O terra, addio”, in duetto con Netrebko nel quarto atto, la cui esecuzione richiede non solo acclarate doti tecniche, bensì anche un’interpretazione vissuta, supportata da un canto ebbro di dolcezza.

Il mezzosoprano Clémentine Margaine interpreta con successo il ruolo di Amneris. Lo scontro con l’Aida di Netrebko al secondo atto, sulle note di “Pietà ti prenda del mio dolor”, è il manifesto di un affronto che fa leva su comuni ambizioni d’amore. Tra le due artiste, ciascuna con le proprie specifiche qualità vocali, si evidenzia un feeling che si traduce in intensi momenti di grande musica.

Assai applaudito l’ottimo Amonasro del celebre baritono Ludovic Tézier. Il suo personaggio mostra carisma e intraprendenza. Un contegno regale supportato da una voce imponente, a tratti quasi collerica (si pensi al duetto con Aida in “Non sei mia figlia! Dei Faraoni tu sei la schiava!).

Il basso Gianluca Buratto veste i panni di Ramfis, gran sacerdote d’Egitto, protagonista della scena specialmente durante il processo in cui interroga l’eroe traditore. Quel “Radamés” pronunciato con solenne gravità per tre volte di fila in tre occasioni ravvicinate pare tramutarsi in un capo d’accusa che interroga le coscienze degli spettatori.

Il cast viene completato da Mariano Buccino (il Re), Francesca Maionchi (Sacerdotessa), Carlo Bosi (Un messaggero), Tea Bajc, Virna Toppi, Nicola Del Freo (Primi Ballerini).

A dirigere l’Orchestra della Fondazione Arena di Verona il Maestro Francesco Omassini, che conferisce lustro alla partitura verdiana con una buonissima conduzione. Ai maestosi brani segnati dal grido imponente di più strumenti seguono quelli con frangenti dove il dramma vissuto dai protagonisti richiede un accompagnamento strumentale appena accennato. Omassini riesce a valorizzare l’intero patrimonio musicale di Aida e il risultato finale è espresso dagli interminabili minuti di applausi alla conclusione dell’opera.

Amneris ha appena cessato di invocare tre volte la Pace, il pubblico risponde gioioso.