Recensioni - Opera

BRESCIA: Una rigorosa “Brocca rotta”

Allestimento all’insegna della precisione e del rigore quello della “Brocca rotta” di Kleist messo in scena dal CTB per la regia ...

Allestimento all’insegna della precisione e del rigore quello della “Brocca rotta” di Kleist messo in scena dal CTB per la regia di Cesare Lievi. La strada scelta dal regista è stata quella di presentare questo capolavoro comico del teatro tedesco non come copione da interpretare in modo caricaturale, basandosi su una forte caratterizzazione dei personaggi, ma come commedia nera di cui far emergere la componente tragica.
Per assecondare questa lettura, invero interessante perché i momenti di ironia sono comunque emersi, la scelta degli interpreti si è basata su attori che non appartengono al teatro comico ma vantano un curriculum ricco soprattutto nell’ambito del dramma. Ecco quindi un valido Giancarlo Dettori nel luciferino ruolo del giudice Adam perfettamente assecondato dalla Marta Rull di Franca Nuti, ambedue a loro agio nel plasmare personaggi di grande intensità ed ironia senza però mai scadere nel macchiettistico. A loro si accompagnavano l’eccellente Emanuele Carucci Viterbi nel ruolo di Licht, che una volta ancora ha mostrato la sua straordinaria versatilità di attore rivestendo un ruolo completamente diverso da quelli con cui si era presentato ultimamente a Brescia, e l’efficace Marco Balbi in quello del consigliere Walter. Funzionali il Ruprecht di Leonardo de Colle ed il Tümpel di Piero Domenicaccio, mentre una maggiore convinzione si sarebbe richiesta alla Eva di Sandra Toffolatti, dote che al contrario non è mancata alla Brigida di Giusi Turra. Completavano il cast le due serve di Paola di Meglio e Carlotta Viscovo.
La scena di Maurizio Balò presentava una stanza sghemba in prospettiva accidentale dipinta di grigio che provocava una sensazione di claustrofobia, accentuata dalla presenza di alcuni elementi scenici dalle dimensioni sproporzionate, quali la finestra e l’enorme lampadario, che accentuavano ancora di più questa sensazione di schiacciamento. Belle le luci di Gigi Saccomandi che mantenendosi anch’esse sui toni del grigio accentuavano l’idea di fredda asetticità dell’ambiente.
In sostanza una regia alla maniera tedesca per un’opera tedesca, in cui cura formale e rigore filologico hanno contribuito a costruire un’efficace messinscena a cui forse è mancato il guizzo che la caratterizzasse in maniera netta, ma che comunque ha avuto il pregio di riproporre in modo impeccabile un testo che meriterebbe ben altra circuitazione sui nostri palcoscenici.

Davide Cornacchione 8/11/2003