Recensioni - Opera

Bella edizione de l'Italiana in Algeri a Roma

La celebre opera di Rossini all’Opera di Roma al Teatro Costanzi, in una brillante rappresentazione con la direzione del Maestro Sesto Quatrini e la regia di Maurizio Scaparro

Una brillante rappresentazione della celebre opera di Rossini, che ha deliziato il pubblico, seppur con qualche incertezza nell’esecuzione.

La direzione del Maestro Quatrini è stata all’insegna della linearità: un’interpretazione netta e agile, a volte però un po’ troppo veloce, a volte un appannata sulla parte degli archi.

E’ il caso dell'ouverture, ad esempio, dove gli archi sono apparsi un poco brillanti e imprecisi, mentre i fiati , soprattutto nelle frasi solistiche, sono stati ottimamente impiegati. Il finale del primo atto, uno dei più arditi composti da Rossini è stato eseguito un po’ troppo velocemente, generando un po’ di appiattimento a livello del ritmo e del contrappunto, abbastanza complesso visto il numero di solisti che ne prende parte.

Anche il finale del secondo atto è apparso un poco appannato: è mancata un po’ la brillantezza degli archi per completarne il quadro esecutivo. Ma nel complesso la direzione e l’esecuzione orchestrale sono state di buon livello.

La rappresentazione, nel suo complesso, è stata coinvolgente e nonostante la durata di più di due ore il tempo è davvero volato, tra leggerezza, bellezza musicale e gag sul palcoscenico.

A livello visivo, la regia di Maurizio Scaparro, i costumi di Santuzza Calì, le scene di Emanuele Luzzati e le luci di Vinicio Cheli sono state molto apprezzate. L’atmosfera un po’ fiabesca e un po’ misteriosa dell’Harem di Mustafà è stata pienamente rappresentata, con una bella vista sul mar mediterraneo sempre sullo sfondo. Molto belli i costumi, decisamente ispirati all’idea ottocentesca della “Turchia”, come veniva definito in genere il mondo dell’Africa del nord. Variopinti e tradizionali, hanno reso le scene molto vivaci.

Per la scenografia, l’organizzazione degli spazi nei vari quadri è stata realizzata tramite delle quinte mobili a graticcio, che agilmente spostate, aperte o chiuse a seconda delle necessità, hanno piacevolmente definito gli spazi in modo efficace e dinamico.

Per quanto riguarda gli esecutori, abbiamo visto in azione una squadra di ottimi talenti che hanno saputo reggere anche la parte recitativa, oltre a quella vocale.

A cominciare da Mustafà, interpretato da Adolfo Corrado: buona presenza scenica, bella estensione e bel timbro. Perfettamente a suo agio nel ruolo, ha attivamente partecipato anche alle varie gag escogitate nel corso della rappresentazione. Forse qualche imprecisione nei fraseggi del bel canto, in alcuni passaggi.

Isabella, interpretata da Laura Verrecchia, ha dimostrato una ottima presenza scenica e tecnica vocale, anche se a livello sonoro è apparsa un po’ soverchiata dall’orchestra in alcuni punti.

Bella prova anche per Lindoro, interpretato da Antonio Mandrillo, con una buona estensione vocale anche se un po’ nasale sulla parte più acuta del registro.

Una delle sorprese è stata Vincenzo Taormina, nei panni di Taddeo. Cantante di imponente presenza scenica, ha dimostrato di avere tutte le carte in regola per aspirare a ruoli più complessi: buona estensione, ottimo timbro vocale, una grande sicurezza interpretativa e capacità recitative. Bravo davvero.

Bravi anche gli interpreti dei personaggi secondari, provenienti dal progetto “Fabbrica” - Young Artists Program, del Teatro dell’Opera di Roma. Haly, interpretato da un vivace ed energico Alejo Alvarez Castillo, Elvira, interpretata da Jessica Ricci, con una bella voce potente e squillante e Maria Elena Pepi nei panni di Zulma.

Passando ai vari numeri dell’opera, dopo la travolgente sinfonia nel primo atto segnaliamo bella la cavatina di Lindoro “Languir per una bella”, il duetto Lindoro / Mustafà “Se inclinassi a prender moglie”, con una splendida performance dei due contanti. Bella prova per Isabella nella celebre cavatina “Cruda sorte, amor tiranno” e nel duetto con Taddeo “Ai capricci della sorte”.

Il magnifico finale del primo atto è stato forse un po’ frenato dalla veloce esecuzione, ma comunque è stata una prova pienamente superata per il parterre dei contanti e il coro, diretto dal Maestro Ciro Visco. Nel secondo atto invece ancora una bella esecuzione per la cavatina “Per lui che adoro” e il rondò “Pensa alla Patria” (Isabella). Anche Haly ha superato a pieni voti la prova della sua aria “Le femmine d’italia” . Il geniale terzetto Pappataci! (Taddeo, Mustafà e Lindoro) splendidamente eseguito, così come la scena finale, completano il quadro generale.

La performance dei cantanti è stata frequentemente interrotta con applausi a scena aperta, soprattutto nelle arie più famose. Al termine dello spettacolo il pubblico ha tributato un lungo applauso di gradimento che abbiamo pienamente condiviso.

Quest’opera, scritta in 21 giorni da un Rossini poco più che ventenne e rappresentata per la prima volta il 22 maggio 1813 al Teatro San Benedetto di Venezia, ha attraversato i secoli restando sempre sulla cresta dell’onda. Sempre presente nei programmi teatrali anche in periodi in cui la musica del maestro pesarese era considerata fuori moda, è una gemma che ancora brilla!

Un ringraziamento quindi al Teatro dell’Opera di Roma per averla sfoggiata una volta di più in questa bella messinscena.