Recensioni - Opera

Bella rappresentazione del Don Giovanni al Filarmonico di Verona

La famosa opera di Mozart, su libretto di Lorenzo da Ponte, ha fatto il pieno al Teatro Filarmonico di Verona

Un teatro al completo ha accolto questa bella performance della famosa opera mozartiana, rappresentata per la prima volta al Teatro degli Stati Generali di Praga il 29 ottobre 1787, con libretto di Lorenzo da Ponte.

Sotto la direzione del Maestro Francesco Lanzillotta, abbiamo assistito ad una rappresentazione tradizionale, a parte qualche licenza, come l’esecuzione un po’ affrettata dell’Ouverture: l’adagio introduttivo è diventato un allegro e di conseguenza l'allegro successivo è diventato un presto. Essendo una ouverture particolarmente incisiva ed iconica, questa scelta è stata forse un po’ azzardata.

Momenti invece ben riusciti sono stati sicuramente il finale del primo atto, dove la complessa pagina orchestrale con la presenza delle tre orchestrine sul palcoscenico ad eseguire le danze per la festa di Don Giovanni è stata ben gestita, rendendo giustizia ad una memorabile pagina musicale, unica nel suo genere. Anche la scena della morte di Don Giovanni è stata ben diretta, anche se forse il coro dei diavoli è stato sovrastato dall’orchestra. Nel complesso, comunque, è stata una direzione tradizionale senza troppe sorprese.

Quello che invece ha colpito immediatamente sono le scene e la regia di Enrico Stinchelli (con la progettazione del visual designer Ezio Antonelli), basate su videoproiezioni. Sono state riprese da una precedente edizione del Don Giovanni della stagione 2019 al Filarmonico. La possibilità di videoproiettare le scene anziché utilizzare delle quinte reali rende più dinamico e frequente il cambio scene in funzione dei vari quadri dell’opera, oltre ad offrire opportunità particolari, come ad esempio la possibilità di modificare in modo dinamico gli scenari stessi durante l'esecuzione musicale ottenendo degli effetti davvero interessanti e spettacolari. A volte le proiezioni si completano con l’utilizzo di quinte e / o elementi scenici calati dall’alto, disposti a profondità diversa, in un interessante effetto complessivo. Succede ad esempio nella scena del Commendatore, dove la tradizionale statua viene sostituita da un quadro che troneggia dall’alto, dominando la scena e rappresentando un Commendatore immobile, ma accerchiato da effluvi quasi infernali che fanno da sfondo alla tela del dipinto. Particolarmente d’effetto sono stati i finali del primo e del secondo atto ed alcune scene come il temporale durante l’ouverture, la scena della Canzonetta di Don Giovanni, la scena del cimitero davanti alla statua del Commendatore, quella dell aria Ah chi mi dice omai di Donna Elvira, nonchè quella dell’aria Madamina, il catalogo è questo di Leporello.

Belle anche le rappresentazioni dei mimi che sono intervenuti in diversi tratti dell'opera come la festa a casa di Don Giovanni e il finale, ad esempio. Le scenografie sono state impreziosite dal sapiente gioco di luci a cura di Paolo Mazzon. Insomma un approccio alla scenografia innovativo, che ha retto alla prova degli anni. Per quanto riguarda i costumi invece, curati da Maurizio Millenotti, questa edizione resta nel solco della tradizione con scelte stilistiche che ricadono nel periodo settecentesco. Molto belli i diversi costumi di Don Giovanni e quelli di Donna Elvira e Donna Anna.

Buona performance per quanto riguarda gli interpreti. Christian Federici, Don Giovanni,ha una buona presenza scenica e di un bel timbro vocale con una buona potenza. Ha saputo esprimere le due facce del suo personaggio, il lato drammatico e quello più rilassato nelle scene buffe con Leporello, Zerlina e Masetto. Bella la scena iniziale con Donna Anna ed il duello con il Commendatore. Buona anche la prova del famoso duetto Là ci darem la mano (con Zerlina). Oltre ai due finali di cui abbiamo già parlato, segnaliamo la buona esecuzione del quartetto Non ti fidar o misera, della Canzonetta Deh vieni alla finestra e il duetto con Leporello Oh statua gentilissima.

A nostro avviso il migliore della serata è stato proprio Leporello, Paolo Bordogna, perfetto nella sua parte di basso comico: presenza scenica, ironia, tecnica musicale, fraseggio, timbro vocale. Nella sua aria Madamina, il catalogo è questo è riuscito anche a prevenire il pubblico in un inopportuno applauso a metà dell’aria, con un semplice gesto della mano. Bella la sua performance anche nei due finali, particolarmente nel finale del secondo atto, nella scena con il Commendatore, accanto a Don Giovanni.

Bella l’aria Dalla sua pace, interpretata da don Ottavio (Leonardo Sànchez). Buone anche le prove di Donna Anna (Gilda Fiume) soprattutto nel suo duetto con Don Ottavio Fuggi crudele fuggi e l’aria Or sai chi l'onore. Di Donna Elvira (Marta Torbidoni) ricordiamo l’ottima prova nell’aria Ah chi mi dice mai e nell’aria Mi tradì quall’alma ingrata. Anche Masetto (Alessandro Abis) e Zerlina (Emma Fekete) hanno fatto una buona prova. In particolare Zerlina nella sua aria Batti batti o bel Masetto e Masetto soprattutto nelle scene d’insieme, come la scena della festa a casa di Don Giovanni e nel finale del primo atto.

Il finale scelto in questa edizione è quello di Praga, con la scena nr 26 “Ah dov’è il perfido” e la fuga finale “Questo è il fin di chi fa il mal”, cioè quello della prima versione dell'opera del 1787. Nella versione viennese infatti Mozart tagliò il finale facendo terminare l’opera alla morte di don Giovanni.

Nel complesso una bella rappresentazione che ha coinvolto il pubblico, che ha ringraziato con alcuni applausi a scena aperta ed un lungo applauso finale.