La riscoperta dell'opera semiseria
Melodramma che godette di grande popolarità nel pieno Ottocento, quando il genere semiserio era particolarmente amato, Il furioso nell’isola di S. Domingo di G. Donizetti cadde nell’oblio alla fine del secolo e agli inizi del Novecento, infatti in questo periodo i palcoscenici incominciarono e gradire sempre meno questo genere di particolari pastiche drammaturgici dove il serio ed il faceto sembravano muoversi a braccetto.
Interessante e felice è parsa dunque la scelta del Festival Donizetti 2025 che ha deciso di ripresentare l'opera in un’edizione critica curata da Eleonora Di Cintio.
Il melodramma, che conosce soprattutto nel I Atto momenti di felice invenzione melodica ed efficace scansione teatrale, trova qui nella regia curata da Manuel Renga, con le scene ed i
costumi di Aurelio Colombo, una sua disciplinata lettura che, giocando sul tema del ricordo, dipana la non così lineare sceneggiatura (che il librettista Jacopo Ferretti trasse da un’azione teatrale creata a sua volta da alcune pagine del Don Chisciotte di Cervantes) in modo lineare e gradevole.
Ambientata in uno spazio che occhieggia ai lussuosi interni dei palazzi barocchi bergamaschi il regista imposta tutta la sua drammaturgia su di un lungo flashback in cui il protagonista Cardenio, anziano ed in una casa di riposo che ricorda Casa Verdi, torna con il pensiero (ed alcuni oggetti fungono quasi da portali del tempo) ai momenti più importanti della vita tra cui la sua follia d’amore per Eleonora.
Il cast impegnato in palcoscenico, nonostante qualche critico intoppo, contribuiva ad una caratterizzazione del dramma professionalmente corretta.
Paolo Bordogna quale Cardenio offriva un ritratto del suo personaggio approfondito nel fraseggio ed assai disinvolto scenicamente e, nonostante un'improvvisa indisposizione lo costringesse ad abbandonare il palcoscenico, decideva poi di terminare la recita, mostrando grande professionalità artistica e rispetto nei confronti del pubblico.
Nino Machaidze come Eleonora convinceva solo in parte, in quanto la sua bella vocalità non sempre esibiva quella morbidezza espressiva e cura del fraseggio che ne avrebbe certo potuto approfondire meglio l’interpretazione.
Completo nella sua caratterizzazione teatrale così come attento e misurato vocalmente Bruno Taddia donava al personaggio di Kaidamà, a cui viene affidato il sottile meccanismo comico del dramma, una giusta ed equilibrata caratura. Molto bene Santiago Ballerini quale Fernando così come Valerio Morelli e Giulia Mazzola rispettivamente impegnati quali Bartolomeo e Marcella.
Bene il Coro dell’Accademia Teatro alla Scala diretto da Salvo Sgró.
Alessandro Palumbo, alla guida dell’orchestra Donizetti Opera, dirigeva questa rara partitura con giusta intensità ben calibrandone le dinamiche.
Teatro gremito e calorosi applausi a tutti gli interpreti ed al Direttore per questa assai interessante partitura del primo Donizetti che meriterebbe certo maggior fortuna sui nostri palcoscenici.
Bergamo, 21/11/2025