Recensioni - Opera

Bologna: Idomeneo

A Bologna inizia Il viaggio di Itaca e il teatro Comunale Nouveau apre la nuova stagione operistica con l'Idomeneo di Wolfgang Amadeus Mozart.

Un'opera seria in lingua italiana, con il libretto scritto dall'abate Giambattista Varesco (tratto dall'omonimo libretto di Antoine Danchet per la Tragédie-lyrique Idoménée di André Campra), commissionata dal principe elettore Carlo Teodoro di Baviera nell'estate del 1780, per farla rappresentare in forma privata al Teatro Cuvilliés, nella stagione di carnevale dell'anno successivo.

Il nuovo allestimento è di Mariano Bauduin che immagina l'opera all’epoca di De Chirico e di Savinio, con una regia di carattere simbolico e introspettivo, priva di intellettualismi "sofici", ma piena di analisi emotiva e interiore. Le scene di Dario Gessati sono dominate da strutture mobili ed elementi simbolici. Il cubo di vetro rotto, il monolite di roccia, la vasca con i versi dell'Iliade in greco, una gigantesca maschera di Agamennone, due alberi che ricordano i quadri di Hiroshige e Hokusai, mente sullo sfondo scorrono le proiezioni con le acque quasi sempre in tempesta, ombre cinesi che rievocano mostri marini. Ottimo il lavoro sulle luci di Daniele Naldi, pregevoli i costumi di Marianna Carbone. Le coreografie di Miki Matsuse van Hoecke nel balletto finale rappresentano la storia di Creta (Pasifae, il Minotauro, Teseo, Arianna e il trionfo con Dioniso).

L'Orchestra del Teatro Comunale di Bologna è stata diretta dal maestro Roberto Abbado, che ha optato per la prima versione di Monaco del 1781. Una concertazione di alto livello, elegante, energica e con tempi spediti, che ha saputo gestire le dinamiche, far dialogare le sezioni, accompagnare con cura le voci, valorizzare il ritmo teatrale. I recitativi al Fortepiano sono stati eseguiti da Nicoletta Mezzini. Eccellente il Coro del Teatro Comunale di Bologna diretto da Gea Garatti Ansini, che impegnato in vari interventi ha mostrato lucentezza, compattezza e apprezzabili sfumature.

Idomeneo era Antonio Poli, che si conferma una delle voci tenorili più interessanti e affronta il ruolo con sicurezza. Il timbro è chiaro, squillante, corposo, unito ad un fraseggio strutturato, all'ottima emissione e alla spigliata presenza scenica. La potente aria "Fuor del mar" è eseguita con fluidità nelle catene di vocalizzi e riceve applausi a scena aperta.

Sfida vinta anche per Francesca Di Sauro nell'impegnativa parte en travesti di Idamante. La voce è uniforme, morbida, ambrata nel registro medio-basso, con buona salita negli acuti. Un'interpretazione credibile che dona umanità al personaggio nelle arie soliste e sa cogliere il giusto smarrimento inquieto nel quartetto del terzo atto.

La vera sorpresa è stata Benedetta Torre che ha sostituito all'ultimo la collega Mariangela Sicilia con aderenza e grandissima professionalità. La sua Ilia ha un fraseggio vellutato, pregevoli legati, voce lucente, che svetta nobile, dolcissima e delicata nelle pieghe del dolore mozartiano, nell'aria di sortita “Padre, germani, addio!”, nella devozione al re con "Se il padre perdei" e nel messaggio d'amore di "Zeffiretti lusinghieri".

Salome Jicia ha le qualità drammatiche e il perfetto magnetismo per interpretare Elettra. Regge bene la vocalità martellante, rigorosamente sillabica in “Tutte nel cor vi sento” e soprattutto nella furiosa “D’Oreste, d’Aiace”.

La voce belcantista di Leonardo Cortellazzi è adatta per Arbace. Nelle due arie "Se il tuo duol" e "Se colà ne' fati è scritto" mostra grande gusto nel porgere la parola e una corretta gestione negli acuti estremi. Efficace il gran sacerdote di Nettuno di Xin Zhang, solenne la voce dell'oracolo di Nettuno del bravo Luca Park. Completavano il cast due Cretesi (Maria Adele Magnelli, Carmela Marina Fabbiano) e due Troiani (Gianluca Monti, Pasquale Conticelli).

Spettacolo salutato da un trionfo finale per i protagonisti, in particolare per la Torre, che ha salvato al meglio l'ultima recita di questa felice produzione.

Marco Sonaglia (Teatro Comunale Nouveau-Bologna 1° febbraio 2026)