Recensioni - Opera

Bologna: Il Trittico ispirato alla Divina Commedia

Dopo trentun anni ritorna Il Trittico di Giacomo Puccini in versione integrale al comunale di Bologna

Un nuovo allestimento in coproduzione con il teatro Verdi di Trieste, con la regia di Pier Francesco Maestrini che decide di creare uno spettacolo che prende a piene mani dalla Divina Commedia di Dante Alighieri, con riferimenti alle illustrazioni di Gustavo Dore ' e al film "Aldilà dei sogni" di Vincent Ward. Un lavoro interessante con le scene curare da Nicolas Boni, le luci di Daniele Naldi e i costumi Stefania Scaraggi.

Nel Tabarro, Michele diventa un traghettatore, una sorta di Caronte. I due amanti infelici Giorgetta e Luigi novelli Paolo e Francesca. La Senna diventa un Acheronte con una parata di anime dannate che caricano, scaricano e portano pesi. Interessante l'uso delle proiezioni con i cieli che diventano plumbei e inquietanti.

Franco Vassallo è un Michele incisivo e carismatico. La sua interpretazione vocale è ricca di accenti, legati, con acuti sicuri e svettanti. L'aria "Nulla, silenzio" viene risolta con scioltezza e potenza. Anche scenicamente è un'interprete credibile, capace di far emergere sia il lato ruvido e violento, sia quello lacerato e più umano.

Chiara Isotton al suo debutto come Giorgetta ha mostrato una voce solida dal timbro scuro che si adatta perfettamente alla dolorosa femminilità suo personaggio. Il duetto con il tenore ha la giusta intensità e il finale drammatico è ben riuscito.

Roberto Aronica delinea un Luigi possente, dallo squillo facile, che affronta senza alcuna esitazione le insidie di una parte alquanto impegnativa.

Bene anche la convincente Frugola di Cristina Melis, il Talpa di Luciano Leoni e il Tinca di Xin Zhang (Scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna).

Completavano degnamente il cast Marco Puggioni (un venditore di canzonette), Tatiana Previati (un’amante) e Cristobal Campos (un amante) anche lui dalla scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna.

In suor Angelica troviamo all'inizio un paesaggio più candido con il mare che scorre lento. Poi diventa un bosco inquietante dove la protagonista legata ad un tronco d'albero viene circondata da anime suicide che sembrano uscite dai quadri di Hieronymus Bosch.

Ancora un felice debutto per Chiara Isotton nel ruolo di Suor Angelica. Il soprano mostra una lucentezza nel registro acuto e un'intensità scenica che mette in risalto il tormento interiore. Ben eseguita la romanza "Senza mamma" e la disperazione estrema nel finale "Ah son dannata".

Molto efficace la zia Principessa di Chiara Mogini forte di una chiara dizione e di un timbro brunito che scandisce una magnetica severità.

Del lungo elenco religioso segnaliamo la badessa di Manuela Custer, la suora zelatrice di Elena Borin, la maestra delle novizie di Federica Giansanti e Suor Genovieffa di Vittoriana De Amicis

Corretto il resto delle altre voci a cominciare da Laura Chierici (suora infermiera), Tatiana Previati (Prima cercatrice) e da quelle provenienti dalla scuola dell'Opera del Teatro Comunale di Bologna come Suor Osmina (Maria Cenname), Suor Dolcina ( Mariapaola Di Carlo), la seconda cercatrice (Hyeonsol Park), le converse ( Anna Grotto e Federica Fiori), una novizia (Laura Stella).

L'ambientazione del Gianni Schicchi è sul fondo del nono cerchio dell'inferno nel lago ghiacciato della Cauna con i papi a testa in giù, i corpi dei traditori dei parenti conficcati fino all'inguine. I parenti ipocriti si aggirano intorno al letto di Buoso Donati con i loro vestiti pesantissimi e le cappe dorate, Spinelloccio e gli altri come zombie risvegliatesi da qualche girone. L'unico elemento che trasmette serenità è la città di Firenze vista dall'alto.

Roberto De Candia è uno splendido Gianni Schicchi. Il baritono mostra la consueta cura nella parola scenica, nel fraseggio, negli accenti, con una linea di canto morbida e sempre ben gestita. L'interpretazione attoriale è brillante, senza cadere nel macchiettistico. Esilarante nel momento del finto testamento, dove ha giocato benissimo con la voce.

Darija Augustan è una graziosa e delicata Lauretta, che trova nell'aria "O mio babbino caro" i giusti colori.

Francesco Castoro in sostituzione di Giorgio Misseri ha la voce giusta per interpretare Rinuccio. Il tenore sfoggia un canto limpido nella dolce romanza "Firenze è come un albero fiorito".

Quanto mai azzeccati e ben definiti i numerosi parenti con Manuela Custer (Zita), Xin Zhang (Gherardo), Vittoriana De Amicis (Nella), Luciano Leoni (Betto di Signa), Mattia Denti (Simone), Michele Patti (Marco) e Laura Cherici (la Ciesca).

Alquanto divertenti gli altri personaggi, dove spicca il Maestro Spinelloccio di Marco Gazzini che proviene dalla Scuola dell'Opera del Teatro Comunale di Bologna insieme a Bryan Sala (Ser Amatio di Nicolao), Giulio Iermini (Guccio) e Zhibin Zhang (Pinellino).

La direzione di Roberto Abbado è stata meticolosa nel ricercare le giuste sfumature della partitura. L'Orchestra del comunale ha risposto bene con tinte scure e cupe nel Tabarro, momenti più raccolti e meditativi in Suor Angelica, sfavillante energia in Gianni Schicchi. Di grande impatto l'entrata del coro nella parte finale di Suor Angelica, grazie alla solida professionalità di Gea Garatti Ansini, coadiuvato dal Coro di Voci Bianche diretto da Alhambra Superchi.

Vivo successo per tutti i cast, con vette per Isotton, Vassallo e De Candia.

Marco Sonaglia

(Teatro Comunale Nouveau-Bologna 5 luglio 2024)