Recensioni - Opera

Bologna: La Traviata

Dopo l'Idomeneo al Comunale Nouveau di Bologna ritorna la Traviata di Giuseppe Verdi, da sempre uno dei titoli più amati

Una Traviata che possiamo definire travagliata visto i continui cambi di cast che si sono avvicendati più o meno in ogni recita.

Lo spettacolo ripreso è quello del 2022 con la regia di Alessandro Talevi che ambienta l'opera in epoca moderna e vede Violetta come personalità trasgressiva, che ha il coraggio di sfidare le norme morali canoniche. Le scene curate da Talevi (con l'assistenza di Manuela Gasperoni) usano più o meno gli stessi elementi. Al centro compare una piattaforma tonda e inclinata, quasi una conchiglia botticelliana, che viene usata per la festa iniziale con molte sedie intorno, come tavolo da gioco e come letto di morte.

Le proiezioni video di Marco Grassivaro ci mostrano nel primo atto un grande occhio che osserva, nel secondo atto Parigi con il vento, i suoi alberi, alcuni filmati in bianco nero, nel terzo atto l'occhio che analizza come in un microscopio le cellule malate di Violetta e gli inquietanti uomini in maschera che applaudono al tragico finale.

Sempre ben calibrate le luci del bravo Daniele Naldi, appropriati i costumi di Stefania Scaraggi. I movimenti coreografici di Anna Maria Bruzzese sono stati eseguiti dai mimi danzatori (Cristian La Bozzetta, Filippo Catania, Samuele Giovanni Maria Maestrini, Angelo Tagnesi, Isabella Miorin, Irene Focardi, Caterina Lanfaroni, Irene Pizzi).

Il maestro Leonardo Sini dirige con grande sicurezza l'Orchestra del Teatro Comunale applicando i consueti tagli di tradizione e trovando colori interessanti come nei preludi, nella morbidezza degli archi, nella limpidezza dei fiati. Dinamiche perfette, giusto sostegno alle voci, tempi sempre corretti, equilibrio tra buca e palcoscenico. Ottimo il Coro del Teatro Comunale diretto da Gea Garatti Ansini che nella scena delle zingarelle e mattadori risulta quanto mai preciso e potente.

Ekaterina Bakanova ha sostituito la prevista Adela Zaharia con professionalità. La sua Violetta è tutta in crescendo. Nel primo atto (più sorvegliato) nonostante le fluide agilità, ha preferito evitare il mi bemolle in "Sempre libera". Nei momenti più drammatici invece ha mostrato un grande pathos, come nella lettera e nella struggente aria "Addio, del passato", eseguita in maniera impeccabile, specialmente nel controllo dei fiati e nella corretta dizione. Scenicamente molto sicura nel tratteggiare i vari stati d'animo, con una recitazione partecipata.

Felice debutto per Davide Tuscano nel ruolo di Alfredo Germont. Il tenore oltre ad avere la grazia e il physique du rôle, possiede un timbro caldo, luminoso, ben proiettato, che sa piegare con pregevoli rifiniture. Nell'aria "De' miei bollenti spiriti" emerge tutto il giovanile ardore, nella cabaletta "Oh mio rimorso! Oh infamia" la giusta potenza (compreso il centrato do finale), in "Parigi o cara" la dolce malinconia.

Claudio Sgura è un Giorgio Germont austero, impassibile, ma anche profondamente umano. La sua entrata in scena cattura l'attenzione sia per la sicurezza nel canto, nei gesti, che per il volume. Bellissimo il duetto "Pura siccome un angelo", di gran finezza l'aria "Di Provenza il mare, il suol" con fraseggio variegato e nobiltà negli accenti, quanto mai carismatico in "Di sprezzo degno se stesso rende".

Tra i comprimari si sono ben distinti Benedetta Mazzetto che ha delineato una Flora incisiva e corposa, Silvia Spessot è stata una validissima Annina, Oronzo D’Urso un sonoro Gastone, Giulio Iermini (Barone Douphol), Yuri Guerra (Marchese D'Obigny) e Luca Park (Dott Grenvil). Completavano il cast: Enrico Piccini Leopardi (Giuseppe), Sandro Pucci (Domestico di Flora), Tommaso Morelli (Un commissario).

Teatro sold out, applausi in abbondanza e ovazioni per Bakanova, Tuscano e Sgura.

A fine recita la sovrintendente Elisabetta Riva ha voluto omaggiare con dei fiori e ringraziare per l'ottimo lavoro svolto in questi cinque anni a Gea Garatti Ansini che lascia il Comunale di Bologna per andare al Regio di Torino. Le facciamo anche noi i migliori auguri per un futuro ancora più ricco di successi.

Marco Sonaglia (Teatro Comunale Nouveau-Bologna 1° marzo 2026)