Recensioni - Opera

Bologna: Roberto Devereux di rara eleganza

Ottima compagnia di canto

Sono passati trentaquattro anni dall'ultima rappresentazione del "Roberto Devereux" al teatro comunale di Bologna. Il capolavoro di Gaetano Donizetti composto nel 1837, che insieme a "Maria Stuarda" e "Anna Bolena" fa parte del "Ciclo delle regine Tudor".

L'allestimento proposto è quello del 2016, creato per la Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova. La regia di Alfonso Antoniozzi (per l'occasione ripresa da Luisa Baldinetti) ha toni statici, che ricordano la tragedia greca, dove i cantanti interpretano la propria parte, con la presenza di un buffone silenzioso che assiste da spettatore alle vicende di Elisabetta e Devereux. Lo spettacolo di rara eleganza si avvale delle scene di Monica Manganelli che riesce a costruire le giuste ambientazioni gotiche dell'Inghilterra attraverso delle proiezioni e con pochi elementi come la pedana circolare e il trono di legno. Bellissime le luci di taglio caravaggesco di Paolo Liaci, che sottolineano il senso di oppressione, quasi claustrofobico. Straordinari i costumi in pieno stile elisabettiano, realizzati dalla maestria di Gianluca Falaschi.

Pregevole la direzione di Renato Palumbo. Il maestro, in ottima sintonia con l'Orchestra del Comunale, sembra respirare con le voci e sostenerle con sensibilità. Il suono è asciutto, a tratti nervoso, teso a sottolinea i contrasti dinamici con precisione ritmica, passando dal clima cupo e ombroso, all'involo più melodico, attraverso i sentimenti e le passioni dei protagonisti. Sempre puntuale e amalgamato il coro del Comunale guidato da Giovanni Farina che trova momenti suggestivi e ricchi di pathos.

Francesco Demuro nei panni del protagonista, cesella un ottimo Devereux. Il timbro è chiaro, squillante, ben proiettato verso lo slancio canoro, con buon volume e controllo dei fiati. Incisivo il suo afflato eroico grazie ad acuti sicuri, cambi cromatici, fraseggio fluido e prestanza scenica. L'aria "Ed ancor la tremenda porta" e la successiva cabaletta hanno scatenato applausi a scena aperta, con richieste di bis, purtroppo non concesse.

Debutto di grande livello nel ruolo di Elisabetta per Karen Gardeazabal (già apprezzata varie volte a Bologna) che ha sostituito Roberta Mantegna. Il soprano riesce a governare una vocalità impegnativa, ardita e frastagliata da salti bruschi, puntature e impervie colorature, portate con sicurezza all’acuto, grazie ad una tecnica notevolissima, unita ad un’emissione morbida e luminosa, fraseggio variegato, compattezza nei registri. L'interpretazione scenica è ricca di sfaccettature, mettendo in risalto il suo dolore, i suoi sospetti, la sua sconfitta e il suo furore.

Altro notevole debutto per il baritono Vladimir Stoyanov come duca di Nottingham. La voce è pastosa, vellutata, dominata da una linea di canto raffinata, ben legata, piegata a sfumature di colori e di accenti, sostenuta da fiati mirabili e nobile fraseggio. La sua sensibilità artistica è quanto mai perfetta per interpretare il contrasto d’affetti che attraversano e dilaniano la sua anima.

Bravissima anche Raffaella Lupinacci (Sara). Il mezzo soprano ha un volume corposo, un timbro affascinante con suadenze ambrate, ma al tempo stesso chiaro e luminoso, che sale con facilità nella tessitura più alta. Sin dalla sortita “All'afflitto è dolce il pianto” si dimostra interprete accurata, disinvolta, molto attenta al peso e al colore della parola scenica.

Pierluigi D’Aloia era un raggiante Lord Cecil, Nicolò Donini un solido Sir Gualtiero. Completavano il cast Tommaso Norelli (Un paggio), Giuseppe Nicodemo (Un familiare di Nottingham) e gli attori (Domenico Indiveri, Giacomo Gaetano Liva, Giordano Boschi, Lisa Manzini, Lucia Fontanelli).

A fine recita un vero trionfo per tutti i protagonisti e successo personale per Gardeazabal.

Una eccellente produzione da ricordare e che ha saputo colmare la lunga assenza di questo titolo, sicuramente impegnativo, ma da annoverare tra le pagine più sublimi del compositore bergamasco.

Marco Sonaglia (Teatro Comunale Nouveau-Bologna 19 aprile 2026)