Scenografia imponente per La Traviata firmata Damiano Michieletto
Il Festival di Bregenz, che quest'anno festeggia i suoi ottant’anni, è un evento internazionale molto seguito. Con la messa in scena dell’opera La Traviata di Giuseppe Verdi, mai eseguita qui fino ad ora, ha fatto il tutto esaurito praticamente in tutte le serate.
Se l’esecuzione musicale è stata all’altezza delle aspettative, non altrettanto si può dire della regia. Abbonda la tecnica scenografica, con un enorme specchio infranto composto dai molti tasselli in cui probabilmente si è disgregata la vita di Violetta. Ma la sostanza registica manca.
Damiano Michieletto ha voluto forse essere innovativo col risultato di essere poco convincente. Il continuo camminare o danzare nell’acqua crea un rumore di sottofondo che finisce col disturbare la fruizione musicale, soprattutto all’inizio del primo atto. La scelta di far cantare il duetto fra Giorgio Germont e Violetta in posizioni distanti tra loro, il continuo passare dal palcoscenico alle isolette sull’acqua forse voleva sottolineare la distanza tra i protagonisti, tutti presi dalle proprie convinzioni, ne risente tuttavia l’azione e la drammaturgia. Le incomprensioni si attenuano solo nel finale, quando tutti si ritrovano sul palcoscenico, ma è un sollievo di breve durata: alla fine Violetta si allontana, va su un’isoletta e muore da sola.
Molto bello lo specchio scenografico ideato da Paolo Fantin, enorme, composto da tanti piccoli spicchi che si aprono e chiudono a seconda della necessità. Di effetto le luci di Alessandro Carletti, le proiezioni video di Roland Horvath e i costumi di Carla Teti. Appropriate le coreografie di Thomas Wilhelm.
Fondamentale il lavoro dei tecnici del suono Alwin Bosch e Clemens Wannemacher, in quanto i cantanti, in assenza di una cassa armonica, cantano microfonati.
Il direttore d’orchestra era il Maestro Kirill Karabits, alla guida dei Wiener Symphoniker, sempre perfetti. La sua direzione è stata pulita, rivolta a sostenere i cantanti in palcoscenico.
Emozionante l’esecuzione del preludio e dell’intermezzo tra il secondo e il terzo atto. Si capiva dalla sua esecuzione che godeva della musica. Ben armonizzato il suono dei cori: il coro dei Prager Philarmonischer diretto dal Maestro Lukas Kozubik e il Coro del Festival di Bregenz diretto dal Maestro Benjamin Lack.
Violetta era interpretata dal soprano Marjukka Tepponen. Ruolo impervio perché abbisogna di un soprano che deve possedere sia liricità che drammaticità vocale. Splendida nel secondo e terzo atto, ha risolto benissimo il finale del primo atto.
Alfredo era Julien Behr, tenore che ha saputo coniugare le difficoltà vocali del ruolo e la presenza scenica. Il personaggio di Alfredo è molto complesso e lui è stato bravo in tutti i suoi interventi. Ottima recita la sua.
Giorgio Germont era Vladymir Stoyanov, cantante con trent'anni di palcoscenico sulle spalle che ha indossato i panni del padre come una seconda pelle, con una naturalezza, eleganza, morbidezza ed espressività vocale tali da poterlo considerare il baritono di riferimento per questo ruolo. Raffinata la sua esecuzione dell'aria Di Provenza. Indimenticabile il duetto Giorgio Germont e Violetta dove entrambi sono stati magnifici.
Meritano di venire menzionati anche Angeka Simkin come Flora, Melissa Zgouridi come Annina, Brito Francisco come Gastone, Stanislav Vorobyov come dottor Grenvil, Janne Sihvo come Marchese e Michael C. Havlicek come Barone.
Appalusi finali per tutti con maggiore intensità per i tre protagonisti.