Recensioni - Opera

Carmen deliziosa ed incantevole a Modena

Buona compagnia di canto 

Delizia per gli occhi, incanto per l’orecchio, veramente una bellissima edizione dell’opera Carmen di Georges Bizet quella andata in scena al Teatro Comunale Pavarotti- Freni di Modena, coproduzione congiunta con OperaLombardia, Fondazione Teatri di Piacenza, Fondazione Ravenna Manifestazioni/Teatro Alighieri.

Carmen è un’opera sempre attualissima, che ti entra nell’anima per la modernità della musica. Carmen non è una prostituta come molti registi sostengono, ma è donna libera e moderna che vuole vivere solo per sé stessa, ignorando i sentimenti che il suo comportamento provoca negli altri. Si costruisce il proprio destino di morte, un femminicidio annunciato, comunque mai giustificabile. Opera attualissima in quanto in questo momento storico prevale l’egoismo contro la cooperazione, il proprio io contro il noi sociale. Di Carmen non c’è una nota a scartare, la freschezza musicale ci coinvolge e sconvolge.

Stefano Vizioli era alla sua prima regia di quest'opera, anche se la conosceva benissimo musicalmente in quanto l’aveva suonata al pianoforte come maestro accompagnatore. Si vede che conosce lo spartito perché ogni gesto è congiunto alla musica e al sentimento che le note sottendono, senza aggiungere nulla di volgare. Tante le scene da ricordare, come il finale del terzo atto in cui Carmen getta le carte in una tomba a significare che, anche se la morte l’aspetta, lei se la gioca fino in fondo. Altro momento magico è il finale in cui Carmen attende la pugnalata di Don Josè appoggiata a un muro con le braccia aperte a croce, come un sacrificio annunciato. Sul muro la scritta Muerte. Regia pulita e trascinante, congruente con la musica e i sentimenti rappresentati. Il regista collaboratore e coreografo Pierluigi Vanelli ha curato, tra le altre cose, i movimenti delle masse e dei cori, quello degli adulti e quello dei bambini. Bellissimo il movimento coreografico del quarto atto, della folla che attende il toreador.

Le scene di Emanuele Sinisi sono scarne, una piazza con muri scrostati e una breccia, un fondale che si apre per gli interventi del coro, molto funzionale e coerente con la decadenza dei sentimenti dei protagonisti. I Costumi di Anna Maria Heinreich sono anni 50, colorati e pratici: rosso passione quello di Carmen seduttrice, che si apre come una vestaglia a scoprire una sottoveste nera molto sensuale ma non scurrile. Bellissime le luci di Vincenzo Raponi, con tagli scenici ad illuminare i protagonisti per poi farli scomparire nel buio totale. Altrettanto coinvolgenti le proiezioni video di Immaginarium Studio, che ha curato il Progetto di videomapping e visual art.

Al posto del balletto nella Taverna sono state proiettate immagini di mani che danzano fino a formare un cerchio che assomiglia a un quadro di Pop Art. Molto bello anche il garofano proiettato durante l’esecuzione dell’intermezzo, prima bianco, poi con velature nere per finire con rivoli rosso sangue che lo attraversano.

L’Orchestra dell’Emilia-Romagna Arturo Toscanini, dal suono limpido e composta di solisti eccezionali, era diretta dalla direttrice d’orchestra francese Audrey Saint-Gil. Gesto preciso, ha saputo estrarre la bellezza e la profondità dello spartito e calibrare la musica al palco. Mai uno scollamento, una indecisione, veramente una esecuzione esemplare.

Carmen era interpretata da Annalisa Stroppa, veterana nel ruolo e del palcoscenico. Timbro eccelso, è stata una Carmen perfetta, entrando nel personaggio sia vocalmente che scenicamente, mostrando le sue doti vocali e attoriali. Memorabile la sua “Habanera”, e il drammatico finale.

Don Josè era Joseph Dahdah, giovane tenore libanese di 34 anni, al debutto nel ruolo. La sua giovane età l’ha portato a cantare con trasporto il ruolo dell’innamorato con la rabbia dell’amante respinto. Sicuramente un debutto di valore con il culmine nell’aria “Le fleur che tu m'avais jetee", nel duello con Escamillo e nel drammatico finale.

Escamillo era il baritono Gianluca Failla, che ci regala un torero pieno di passione e virilità. Bravo nell’aria “Toreador” e nei suoi interventi. Da sottolineare per purezza del canto e facilità di emissione vocale Jaquelina Livieri, giovane soprano argentino nel ruolo di Micaela. Veramente notevole e coinvolgente la sua interpretazione.

Bravi anche le altre prime parti, a partire dagli ex allievi del Corso di alto perfezionamento per cantanti lirici del Teatro Comunale di Modena: Donatella De Luca come Frasquita, Elena Antonini come Mercédès e Matteo Urbani come Remendado. Molto bene anche William Allione come Dancairo, Tiziano Rosati come Zuniga e Matteo Torcaso come Morales. Ultimi ma non ultimi, i due cori: simpaticissimi e molto bravi i bambini del Coro Voci bianche del Teatro Comunale di Modena diretto dal Maestro Paolo Gattolin e altrettanto splendido il Coro Lirico di Modena diretto dal Maestro Giovanni Farina, perfetto nei suoi interventi vocali, i cui artisti sono stati utilizzati spesso anche come comparse.

Un bellissimo pomeriggio passato in teatro, con le mani rosse per gli applausi che hanno sommerso tutto il cast. Tranquilli, se avete perso la tappa modenese, potete rifarvi nelle successive, a cominciare da Piacenza il prossimo fine settimana.