Recensioni - Opera

Cecilia Bartoli chiude trionfalmente il Monteverdi Festival

Un Teatro Ponchielli esaurito ha applaudito il concerto del celebre mezzosoprano accompagnata da Les musiciens di Prince

Chiusura d'eccezione del Monteverdi Festival 2024 con un Concerto di gala che ha visto protagonista l’ensemble Les musiciens du Prince diretto da Gianluca Capuano ma soprattutto la partecipazione straordinaria del mezzosoprano Cecilia Bartoli in una delle sue rarissime esibizioni italiane. Il motivo per cui le apparizioni sui palcoscenici nazionali della cantante lirica italiana più famose al mondo siano rarissime resta un mistero legato ai criteri che regolano la compilazione dei cartelloni teatrali, sta di fatto che bisogna rendere onore al merito al Direttore artistico della manifestazione Andrea Cigni per aver consentito agli innumerevoli fans della cantante di poterla ascoltare dal vivo evitando una trasferta a Zurigo, Montecarlo, o Salisburgo, suoi abituali teatri elezione, nei quali, nello specifico gli ultimi 2, svolge anche funzione di direttore artistico.

Il concerto che vedeva il Teatro Ponchielli completamente esaurito prevedeva una scaletta di brani sinfonici alternati ad alcune arie di Händel, Vivaldi e Monteverdi. Il Programma si è aperto con una brillante esecuzione del Concerto grosso op.6 n.4 di Arcangelo Corelli, cui ha fatto seguito una coppia di arie händeliane: Augelletti che cantate dal “Rinaldo” in cui la Bartoli ha fatto sfoggio della sua proverbiale tenuta di fiati in un raffinato dialogo con il flauto di Jean-Marc Goujon e una struggente Lascia la spina, cogli la rosa dal “Trionfo del tempo e del disinganno”, idealmente collegata all'aria precedente poiché la stessa musica, con il nuovo testo ed intitolata Lascia ch’io pianga, venne riutilizzata proprio nel Rinaldo. Sempre nel nome di Händel anche l'ascolto successivo ovvero il Concerto grosso op.4 cui ha fatto seguito l'inevitabile omaggio a Monteverdi. Dopo una selezione di musiche provenienti da Orfeo, in cui l’ensemble ha fornito un'esecuzione forse meno personale rispetto agli altri brani del repertorio più squisitamente barocco, Cecilia Bartoli ha cesellato il madrigale Sì dolce è l’tormento con grande intensità.

Incastonata tra il Concerto grosso “La Folia” di Francesco Geminiani di cui è stata data una lettura raffinata, in cui a tratti sembrava però mancare quel brio che caratterizza la danza spagnola e dalle più vivaci danze da “Ariodante” di Händel, è stata eseguita una malinconica e toccante esecuzione di Sol per te mio dolce amore dall'”Orlando furioso” di Vivaldi, ma è con Desterò dell’empia Dite dall’“Amadigi di Gaula” di Händel, ascolto conclusivo del programma ufficiale che la Bartoli ha fatto sfoggio delle sue celeberrime doti virtuosistiche giocando spiritosamente con tromba e oboe in una serie di pirotecniche cadenze.

Dopo ripetute ovazioni, richieste di bis e un “Viva la santa!” intonato dal loggione -questo è l'affettuoso attributo con cui i fan più devoti si rivolgono al mezzosoprano- il concerto ha toccato la sua vetta più alta con una maiuscola esecuzione di Piangerò la sorte mia  dal Giulio Cesare, a ribadire che ci si trovava al cospetto di una vera fuoriclasse, e si è chiuso con A facile vittoria dal “Tassilone” di Augusto Steffani, in cui il gioco delle improvvisazioni è sfociato addirittura in una suadente Summertime “Da Porgy and Bess” di Gershwin, che, tra gli applausi incessanti ha concluso un Monteverdi Festival di portata storica.