Recensioni - Opera

Cenerentola al Regio di Torino

Spettacolo classico con buon cast vocale

La rossiniana Cenerentola nella produzione creata dalla regista Manu Lalli per il Maggio Musicale Fiorentino è spettacolo che, proprio per l’importante dimensione tersicorea che lo caratterizza, può prestarsi in ogni sua riproposta a differenti interpretazioni che ne possono o meno potenziare le diversificate dinamiche drammaturgiche e così è di fatto avvenuto in modo assolutamente felice a Torino in occasione della sua presentazione al Teatro Regio nel corso della corrente stagione lirica.

L’impianto scenografico creato da Roberta Lazzeri unitamente ai bei costumi di Gianna Poli si articola in eleganti quinte girevoli ed enormi libri impilati che fungono da agili praticabili per una piccola folla di fate, in perenne ed armonioso movimento e si presta perfettamente ad inserire queste magiche presenze al fianco del percorso di Angelina, che saluteranno poi tristemente al suo accesso finale nel mondo degli adulti. In questo contesto la regia, di chiara ispirazione ponnelliana, si muove con grande eleganza, ben supportata dalla grazia delle ballerine impegnate che rendono l’insieme incantato e ricco di lieve fascinazione. Non mancano le intuizioni felici (come la piccola impertinenza della fatina che, con un enorme orologio a cipolla in mano, tira il vestito a Cenerentola al termine del ballo per ricordarle la fatidica mezzanotte così come il cocchio trainato dalle stesse fanciulle, mutate in cavallini) che, come le illustrazione dei libri per l’infanzia di fine Ottocento, accompagnano con grazia la narrazione registica in cui l’attenzione alla pagina scritta ed al racconto, disprezzati invece da Don Magnifico e dalle sorellastre che arriveranno a distruggere il libro tanto amato dalla fanciulla, risulta marcata e dominante.

In questo armonioso contesto ben si inseriva il cast impegnato ad animarne gli accenti.

L’Angelina ritratta da Vasilisa Berzhanskaya brillava per l'equilibrio tra scena e vocalità che il teatro di Rossini sempre richiede ai suoi interpreti. La brava artista, da anni impegnata in diversificate ed ardite scelte, si riconferma qui raffinata interprete di questo repertorio cui la sua vocalità (pur con qualche disomogeneità di troppo) perfettamente si adatta. Così, forte del suo strumento, ella ha ben armonizzato una morbida espressività alla disinvoltura tecnica che questo personaggio impone con le sue temibili agilità, apparse sempre sostanziate da giusto accento teatrale.

Nico Darmanin è professionista corretto ed il suo Don Ramiro possiede tutte le caratteristiche vocali richieste, tuttavia il suo principe manca un po’ della regalità che forse una maggior attenzione ad accento e fraseggio avrebbero potuto donargli. Sempre musicalissimo Carlo Lepore ha presentato un ritratto di Don Magnifico nel suo complesso interessante e piuttosto ben cesellato anche se numerose e spesso gratuite gags sono sopraggiunte a banalizzarne a tratti un po’ l’interpretazione.

Ottimo Roberto de Candia quale Dandini che si conferma artista raffinato e sempre abile nel far emergere teatralità e spessore in ogni personaggio da lui interpretato che diviene così sempre (nelle agilità come nel cantabile) perfetto strumento di musicale quanto scenica espressività. Molto attente nel combinare misura teatrale e vocalità Albina Tonkikh e Martina Myskohlid (artiste del Regio Ensemble) quali Clorinda e Tisbe. Completava sobriamente il cast Maharram Huseynov quale Alidoro. Pieni di ironia e gusto si ponevano poi gli interventi di Paolo Grosa al fortepiano.

Bene il Coro del Teatro Regio diretto da Piero Monti.

Antonino Fogliani alla guida dell’orchestra del Teatro Regio imponeva tempi sostenuti e giuste dinamiche trovando corretta, anche se non inossidabile, sinergia con il palcoscenico.

Teatro gremito da un pubblico eterogeneo e coinvolto ed applausi e ripetute chiamate per tutti gli interpreti ed il Direttore.

Torino, 22/01/2026