Recensioni - Opera

Donna vendicativa in nero

Testo goldoniano poco rappresentato “La donna vendicativa” narra delle vicende della cameriera Corallina che, sedotta e abbandonat...

Testo goldoniano poco rappresentato “La donna vendicativa” narra delle vicende della cameriera Corallina che, sedotta e abbandonata da Florindo in favore di Rosaura figlia di Ottavio, padrone di Corallina, tenta in ogni modo di mandarne a monte il fidanzamento creando continui imbrogli che puntualmente falliscono.
Il testo in questione appartiene al gruppo delle commedie così definite “nere” di Goldoni, ovvero quelle in cui il riso è spesso stemprato da un’amarezza e da una cattiveria di fondo che tendono a mettere in risalto gli aspetti negativi dell’animo umano.
Evidentemente però questa non deve essere stata l’unica interpretazione di commedia “nera” operata dal regista in questione, il napoletano Roberto De Simone, vista la sua decisione di ambientare il tutto in piena epoca fascista con tanto di innamorato collerico vestito in impeccabile divisa militare con tanto di fez. Fin qui la scelta ci poteva tranquillamente stare, se non fosse che questa attualizzazione del testo si è trasferita anche sulla recitazione virata verso una drammaticità abbastanza lontana dallo stereotipo delle interpretazioni goldoniane che ha costretto in più di un’occasione a forzature sul testo o all’uso di volgarità gratuite nel tentativo, peraltro non sempre riuscito, di strappare una risata o di risollevare il ritmo di uno spettacolo che alla fine non è mai stato realmente capace di spiccare il volo.
Ottimi e professionali gli attori: Maddalena Crippa era una Corallina dura ed autoritaria, fasciata in una divisa da cameriera vagamente sado-maso che altro non faceva che enfatizzarne le caratteristiche. A lei si contrapponeva lo spavaldo Florindo di Luciano Roman e l’eccessivo Ottavio di Cosimo Cinieri.
Personaggi molto duri e asciutti, interpretati tutti con abilità e maestria, ma ingabbiati in un rigore nato da una lettura troppo cerebrale che ha un po’ imbalsamato il tutto.
Controproducente si è rivelata anche la scelta di affidare i cambi scena a degli intermezzi musicali tratti dalle quattro stagioni di Vivaldi interpretati da due suonatori di corno a proscenio, soluzione questa che ha contribuito ad allentare la tensione e far calare il ritmo.
Molto bello al contrario l’aspetto visivo con le monumentali scene di Mauro Carosi e gli impeccabili costumi di Odette Nicoletti.
Al termine applausi cordiali da parte di un Teatro Romano affollato ma non esaurito.

Davide Cornacchione 21 luglio2005