Recensioni - Opera

Due prime per l'Arena di Verona

L’Arena di Verona spalanca le porte alla grande Opera lirica con la doppia serata inaugurale dell'Arena Opera Festival 2026, svoltasi il 12 e il 13 giugno

Una doppia première per una nuova produzione de “La Traviata” conquista il pubblico che non può che omaggiare l’originale lavoro presentato dal regista scozzese di fama mondiale Paul Curran, al suo debutto scaligero. Scenografie di Juan Guillermo Nova, costumi di Stefano Ciammitti, luci di Fabio Barettin, anch’egli debuttante in Arena, coreografie di Kyle Lang

.La vicenda di Violetta è ambientata nella Parigi della Belle Époque di inizio Novecento, nello storico locale del Moulin Rouge.Il primo atto è un tripudio di colori, con tante presenze che affollano il palcoscenico (a tratti sembra di assistere ad una visione di impronta zeffirelliana).

Il grande mulino sorge alla destra dello sguardo degli spettatori in platea, il mastodontico elefante è a sinistra, al centro sul fondo vi è la sala dove danzano scatenate ballerine, non manca il pianoforte a coda. Il celebre valzer “Libiamo ne’ lieti calici” vede la partecipazione attiva del coro (un eterogeneo pubblico formato da marinai, nobili, donne di facili costumi), che si concretizza in gradevoli movimenti coordinati, mentre Violetta canta il suo motivo in piedi sul coperchio del pianoforte. Sul finale del brano entrano in scena quattro ragazze comodamente adagiate all’interno di altrettanti grandi roteanti calici. L’apoteosi della gioia.

Il secondo atto si svolge nel giardino della casa di campagna dove Alfredo gioisce per l’amore della sua Violetta, e in una sala del palazzo di Flora, destinata al gioco e ai festeggiamenti. Ritornano quindi le luci e le numerosissime presenze sul palco (che sinceramente non agevolano l’immediata individuazione degli interpreti principali). Il salotto con i suoi esterni è molto carino. A destra e sinistra ci sono due fontane da cui scorre l’acqua (simboleggiata da un insieme di sottili strisce di colore chiaro), i lampioni, due statue che reggono una lanterna, e spicca una grande bottiglia di champagne adagiata nel secchiello dalla base mobile, su cui svetta una donna esultante. 

La scarnezza della scenografia del terzo atto va ricondotta al triste evolversi della storia. Siamo nella stanza da letto di una morente Violetta, un lume dona un tenue bagliore, ma un briciolo di luce arriva dalla finestra: in strada si festeggia il carnevale parigino.Il contrasto è stridente, ma perfetto: da una parte la sofferenza e la morte, dall’altra la gioia e la vita.

Forti raffiche di vento abbattutesi a Verona giovedì 11 giugno hanno danneggiato alcune scenografie, facendo temere l’annullamento della prima serata inaugurale del Festival, ma sono state rimesse in sesto in tempo di record. Da sottolineare che l’imprevisto ha determinato l’annullamento della prova generale dello spettacolo.

A guidare l’Orchestra in entrambe le serate il Maestro Michele Spotti, che valorizza con la sua concertazione le specifiche singolarità vocali degli strumenti, che in alcuni frangenti appaiono un degno rinforzo e sostegno per i cantanti in scena. Una direzione sobria, lontana dal rischio di voler strafare inseguendo ambizioni di protagonismo a discapito delle indicazioni previste dalla partitura verdiana.

Cast del 12 giugno. Violetta Valéry è messa in vita dal soprano Martina Russomanno, debuttante in Arena. L’emozione dell’artista si avverte ma è ben dominata, al punto da lasciar spazio ad una prestazione convincente. Nei panni di Alfredo Germont il tenore Yusif Eyvazov. Il suo personaggio ha carisma, l’interpretazione è davvero positiva, la voce risuona calda, roboante, aggressiva e sempre ben calibrata. Buono il baritono Amartuvshin Enkhbat che, nelle due serate, presenta Giorgio Germont nelle vesti di un uomo inflessibile, ma di cuore. Poco espressivo sul piano recitativo, Enkhbat ha stile, preparazione e la capacità di adeguare il suo risonante timbro vocale alle emozioni e alle sensazioni raccontate attraverso il canto.

Cast del 13 giugno. Incantevole la Violetta di Gilda Fiume. Il soprano fa valere la sua esperienza con una performance in cui esibisce presenza scenica. Significative le qualità di una voce abile sia nelle parti virtuosistiche (“Sempre libera”), come in quelle dove la melodia assume la forma di un languido lamento segnato dalla rassegnazione (“Addio del passato"). Le gradazioni timbriche, le deliziose filature, i fraseggi ben articolati contribuiscono a fare della Violetta di Fiume un personaggio reale che canta la vita, l’amore, la sofferenza, la resa. A suo agio Galeano Salas con Alfredo Germont. Il tenore ha una voce che risuona chiara, comunicativa, e offre il meglio di sé nei duetti (“Parigi, o cara”), costruendo un personaggio che definisce la propria identità esclusivamente in relazione agli altri.

Hanno recitato in entrambe le serate la brava Anna Werle (Flora Bervoix), Francesca Maionchi (Annina), Carlo Bosi (Gastone), Nicolò Ceriani (Barone Douphol), Gezim Myshketa (Marchese d’Obigny), Mariano Buccino (Dottor Grenvil), Francesco Pittari (Giuseppe), Carlo Bombieri (Domestico di Flora/Commissionario). Per Buccino e Bombieri (oltre ai già citati Curran, Barettin e Russomanno), si è trattato del debutto assoluto sul magico palcoscenico dell’Arena.